Report “Il consumo di informazione politico-elettorale durante la campagna referendaria 2026“, pubblicato da Agcom e dedicato al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. Lo studio, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio sul sistema dell’informazione dell’Autorità e basato su un’indagine campionaria svolta da GfK Italia, analizza l’evoluzione delle modalità con cui gli italiani si informano durante una campagna referendaria rispetto alle abitudini informative ordinarie.
Secondo il report, nel contesto referendario la televisione è tornata a essere il principale mezzo di informazione, utilizzata dal 58,7% della popolazione, superando Internet, che si attesta al 46,2%. Si tratta di un’inversione rispetto ai consumi informativi abituali, nei quali il digitale ha ormai superato stabilmente il mezzo televisivo. Per Agcom, il dato conferma che nei momenti di particolare rilevanza pubblica la televisione continua a beneficiare di elevati livelli di fiducia e affidabilità. Accanto ai principali canali informativi assume maggiore rilevanza anche il passaparola tra familiari e amici, mentre resta significativa la quota di cittadini che dichiara di non essersi informata durante la campagna referendaria.
Il report evidenzia inoltre una stretta correlazione tra accesso all’informazione e partecipazione elettorale. Gli elettori che hanno votato mostrano un utilizzo più ampio e diversificato delle fonti informative, con un ricorso equilibrato a televisione e Internet, mentre tra gli astenuti si registra una minore esposizione alle notizie e una quota più elevata di persone che dichiarano di non essersi informate. Se la televisione mantiene una funzione trasversale, è soprattutto il ricorso alle fonti digitali a distinguere chi ha partecipato al voto da chi si è astenuto.
L’analisi mette in luce anche marcate differenze nei comportamenti informativi. I più giovani privilegiano Internet come principale fonte di informazione politica, mentre con l’aumentare dell’età cresce progressivamente il ricorso alla televisione. Anche il livello di istruzione incide sulle modalità di accesso alle notizie: tra i laureati Internet diventa il principale canale informativo, confermando il ruolo del capitale culturale nella costruzione di percorsi informativi più articolati. Sul piano territoriale emergono differenze più contenute, con una prevalenza della televisione in tutte le macroaree del Paese e un utilizzo relativamente più intenso di Internet nelle regioni del Centro.
Nel panorama dell’informazione online, social network e piattaforme di condivisione video rappresentano il principale punto di accesso ai contenuti politico-elettorali. Nel complesso, le fonti algoritmiche – che comprendono piattaforme social, motori di ricerca, aggregatori di notizie, applicazioni di messaggistica e chatbot basati sull’intelligenza artificiale – prevalgono sulle tradizionali fonti editoriali online, evidenziando il crescente ruolo degli algoritmi nella selezione e distribuzione delle notizie. Rispetto al consumo informativo ordinario, tuttavia, durante la campagna referendaria emerge un maggiore equilibrio tra contenuti provenienti dagli editori e quelli intermediati dalle piattaforme digitali, soprattutto tra gli elettori che hanno partecipato al voto.
Tra le piattaforme social, Facebook si conferma il principale canale utilizzato per informarsi sulla campagna referendaria, seguito da Instagram, TikTok e YouTube. Le differenze generazionali risultano particolarmente marcate: Facebook mantiene una posizione predominante tra le fasce di età più mature, mentre Instagram e TikTok rappresentano i principali strumenti di informazione politica per gli utenti più giovani.
Nonostante la crescente centralità delle piattaforme digitali, gli utenti che si informano attraverso social network e servizi di video sharing continuano a privilegiare fonti professionali. Gli account dei giornalisti risultano i più seguiti, davanti ai profili di informazione nativi digitali, agli account di partiti ed esponenti politici e a quelli dei media tradizionali. Più limitato, secondo Agcom, il peso degli influencer e dei content creator non specializzati, mentre tra i giovani si osserva una maggiore apertura verso forme ibride di informazione che affiancano giornalisti, creator e nuovi protagonisti della comunicazione digitale.
