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Regione Veneto, stima di crescita del Pil pari a +1,1% nel 2024

Il Bollettino Socio Economico della Regione stima per il Veneto una crescita del Pil pari a +0,9% nel 2023 e +1,1% nel 2024. Per i consumi delle famiglie e per gli investimenti fissi lordi in Veneto il Bollettino stima una crescita, rispettivamente, dell’1,3% e del 4,5% nel 2023. Nel 2024 si stima che i consumi delle famiglie venete cresceranno dello 0,7% e gli investimenti fissi lordi del 2,1%. Per il 2025 Prometeia prevede una crescita dello 0,9% per l’economia nazionale e dell’1,1% per quella veneta.
Il fenomeno di
crescita inflazionistica, iniziato nel 2021 e cresciuto rapidamente nel 2022 sia nel mondo che in Italia, si sta attenuando. Il picco raggiunto nel 2022 lascia il posto nel 2023 ad un tasso di inflazione complessivo del 5,7% in Italia e del 5,5% in Veneto. A giugno 2024 l’inflazione in Veneto si mantiene sullo stesso livello dei due mesi precedenti (+1,3%).
Il turismo dei primi cinque mesi del 2024 mostra risultati superiori allo stesso periodo dello scorso anno: +8,4% delle presenze rispetto al periodo gennaio-maggio 2023. Il risultato è positivo in tutti i comprensori turistici. Se gli italiani sono in leggero calo rispetto all’anno precedente, gli stranieri stanno apprezzando sempre più le nostre destinazioni.
Dal
mondo imprenditoriale cattive notizie negli ultimi mesi: nel secondo trimestre del 2024 continua la diminuzione del numero di imprese attive in Veneto. Nel periodo aprile-giugno 2024 la base imprenditoriale regionale registra una contrazione a livello tendenziale, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, pari all’1%. La riduzione del numero di imprese attive con sede in Veneto riguarda tutti i macro settori economici e risulta meno accentuata nei comparti delle costruzioni e dei servizi.
Rilevanti i dati sui giovani laureati descritti nel
Bollettino. La capacità del Veneto di trattenere il capitale umano è buona: 3 su 4 dei laureati veneti rimangono a lavorare nel nostro territorio e fra coloro che si sono laureati fuori dal Veneto, il 60% desidera tornare in Veneto a lavorare.

Secondo i dati Almalaurea, i gap più significativi per luogo di lavoro emergono soprattutto nell’ambito della tipologia contrattuale, della diffusione dello smart-working e del salario. Fuori dell’Italia sono impiegati più frequentemente con un contratto a tempo indeterminato, 50,4% fra chi si trasferisce fuori Italia, rispetto al 26,3% di chi resta in Veneto; oltre il 60% di coloro che hanno trovato occupazione all’estero lavora in modalità smart contro il solo 22,3% in Veneto e il 42,1% in un’altra regione. Ma le differenze più ampie si vedono nella retribuzione: all’estero la paga è più alta e aumenta in meno tempo. Ad un anno dalla laurea chi ha un’occupazione in Veneto prende uno stipendio intorno ai 1.400 euro netti, poco inferiore a quello percepito se ci si sposta in un’altra regione italiana, ma molto più basso di quello guadagnato all’estero che è pari a 2mila euro. Inoltre, a tre anni dalla laurea, l’aumento di salario è evidente e corposo se si vive in un altro Paese, +400 euro, mentre per chi resta in Italia la crescita nella busta paga è di circa 100/150 euro.
In questo contesto, nel Bollettino si dà luce anche alla condizione dei nostri minori. Nel 2022 in Veneto sono 741.223, in diminuzione dell’11% rispetto a dieci anni prima e, secondo le previsioni Istat, in ulteriore calo per il futuro.
Buoni segnali sulla loro soddisfazione per la vita e sul benessere complessivo. Molto dipende dalle risorse economiche-sociali delle famiglie ma anche del territorio e della comunità. Se la maggior parte delle famiglie con minori giudica adeguate o ottime le proprie risorse economiche, tuttavia il 23,9% dei minori è a rischio povertà o esclusione sociale (28,5% in Italia). L’apporto della comunità è sicuramente perfettibile, ma è per molti aspetti migliore rispetto ad altre zone d’Italia.

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