Il nuovo progetto museografico introduce uno spazio immersivo pensato per restituire alla scultura una presenza piena e favorire un rapporto diretto con i visitatori: la Chimera è posta su un basamento monumentale al centro di una sala concepita come una scena teatrale, con quattro panche disposte in cerchio per una visione ravvicinata e un tendaggio scenografico che accoglie l’ombra della figura. Una vetrina sospesa espone tre bronzetti etruschi provenienti dallo stesso contesto di rinvenimento: un grifone, il dio Tinia e un giovane offerente. La storia moderna della Chimera si intreccia con le vicende politiche e culturali della Toscana medicea: ammirata per la forza naturale della figura ferita e per la complessità del corpo ibrido, la statua fu accolta a Palazzo Vecchio, dove Cosimo I la riconobbe come simbolo della continuità con l’antica Etruria e del progetto granducale di un’Italia consapevole della propria profondità storica. Nei secoli successivi seguì il percorso delle collezioni medicee, passando agli Uffizi e poi, con il Patto di Famiglia del 1737, alla dinastia lorenese. Nel 1871 la Chimera fu trasferita nel Museo Egizio Etrusco nato per dotare la capitale dell’Italia unita di un grande riferimento archeologico nazionale, e nel 1881 approdò al Palazzo della Crocetta, sede dell’attuale Regio Museo Archeologico. La riapertura della Sala della Chimera si inserisce in una lunga storia di tutela e valorizzazione e coincide con il passaggio dal precedente assetto della Direzione regionale Musei nazionali Toscana al nuovo istituto autonomo del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, istituito nel 2024. Il programma di rinnovamento proseguirà con il rifacimento delle sale dedicate alle sculture etrusche, destinate ad accogliere l’Arringatore, la Testa Lorenzini e altri capolavori delle collezioni granducali.
