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Rigenerazione urbana e trasformazione digitale: la nuova sfida dei Comuni italiani

La pubblica amministrazione locale sta vivendo la sua stagione più intensa di trasformazione digitale. Piattaforme, cloud, interoperabilità, formazione. L’indagine 2025 Tig–Maggioli racconta una macchina pubblica che si aggiorna, migra, integra. La Pa locale appare più connessa e più moderna, con un aumento deciso della spesa Ict nazionale.

Interoperabilità e Pdnd dovrebbero consentire pianificazioni urbane più intelligenti, basate su dati reali: fragilità sociali, mobilità, servizi di prossimità. Il cloud dovrebbe sostenere l’architettura delle smart city, dai sensori ambientali ai digital twin dei quartieri. In teoria, è l’ossatura della rigenerazione urbana del futuro.

Ma una città può dirsi rigenerata solo se chi ci vive è messo in condizione di usarne gli strumenti. E qui arriva la frattura. Solo il 55% degli italiani usa servizi online. Più della metà ha competenze digitali insufficienti. Questa è la linea di confine tra una rigenerazione che include e una che esclude.

Il Pnrr ha acceso il motore. Il problema è che nessuno sembra avere un piano per mantenerlo acceso. Il 51% dei Comuni teme di non avere personale, il 36% dubita della sostenibilità dei progetti.

La transizione digitale non è più un affare per tecnici, è la più grande leva per ridisegnare il modo in cui viviamo gli spazi urbani.
La domanda non è se i Comuni sapranno implementare nuovi sistemi: questo ormai accade. La domanda è se sapremo trasformare quei sistemi in diritti reali, in servizi accessibili, in equità urbana.

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