Sono questi gli obiettivi del nuovo Accordo Quadro firmato a Roma da Unioncamere, Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda, che rinnova per il triennio 2026-2028 la collaborazione già avviata nel precedente protocollo 2022-2025.
L’intesa arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto del fashion italiano, chiamato a confrontarsi con rallentamento dei consumi, trasformazioni tecnologiche e crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un settore che resta però strategico per l’economia nazionale: la filiera della moda e degli accessori conta infatti oltre 50mila imprese e circa 500mila addetti, rappresentando una delle principali espressioni del Made in Italy nel mondo.
Il nuovo protocollo punta a consolidare il raccordo tra sistema camerale, associazioni industriali e mondo della formazione attraverso attività condivise di: analisi dei fabbisogni professionali, orientamento, percorsi formativi, certificazione delle competenze, transizione scuola-lavoro.
Un modello che mira a rafforzare la competitività delle imprese intervenendo direttamente sul capitale umano.
Sul fronte industriale, Luca Sburlati ha evidenziato come il rinnovo dell’accordo rappresenti “un passo concreto verso il futuro del Sistema Moda italiano”, collegandolo al Piano Strategico Nazionale recentemente presentato in Parlamento da Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda. Al centro, la necessità di accompagnare il ricambio generazionale e preservare il patrimonio manifatturiero che distingue il fashion italiano sui mercati internazionali.
Secondo Sburlati, la competitività futura della filiera dipenderà dalla capacità di creare nuove professionalità capaci di integrare: creatività, cultura tecnica, competenze digitali.
Un percorso che coinvolge anche il Ministero dell’Istruzione e del Merito, con cui le associazioni del settore hanno rinnovato lo scorso febbraio un protocollo d’intesa dedicato alla formazione.
L’accordo si inserisce inoltre nel solco della collaborazione con Rete Tam, la rete degli istituti scolastici specializzati nel tessile, abbigliamento e moda, considerata uno degli attori chiave per la costruzione di percorsi formativi più coerenti con l’evoluzione del comparto.
Per il Sistema Moda italiano, la sfida resta quella di trasformare la formazione in una vera leva industriale: garantire continuità alle competenze manifatturiere storiche, ma allo stesso tempo preparare figure professionali adatte ai processi di digitalizzazione, sostenibilità e innovazione che stanno ridefinendo il settore.
“Per il sistema camerale sostenere questo percorso significa rafforzare il legame tra formazione e mondo produttivo, offrendo ai giovani strumenti concreti per orientarsi e alle imprese competenze realmente utili alla loro crescita”, ha dichiarato Andrea Prete, sottolineando il ruolo delle Camere di commercio nell’analisi dei fabbisogni professionali e nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
