Le relazioni commerciali tra Italia e Svezia stanno vivendo una nuova fase di crescita. Questo andamento positivo riflette una rinnovata attenzione verso i mercati europei, soprattutto quelli ad alto potere d’acquisto come quello svedese.
Le imprese italiane guardano alla Svezia come a un partner strategico, capace di offrire opportunità concrete di espansione e altrettanto fanno le aziende svedesi nei confronti del mercato italiano. Tra i settori più promettenti emerge quello spaziale, indicato come ambito prioritario per lo sviluppo della collaborazione tra i due Paesi.L’azione istituzionale svolge un ruolo chiave in questo rafforzamento: l’Ambasciata d’Italia a Stoccolma, guidata da Michele Pala, è fortemente impegnata nell’attuazione del piano d’azione per l’export promosso dal Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani. Entriamo nei dettagli nella nostra intervista all’Ambasciatore d’Italia.
Le sfide del commercio internazionale a seguito dei conflitti in corso stanno influendo sulle relazioni commerciali Italia-Svezia?
Sicuramente i contraccolpi economici delle attuali crisi internazionali possono avere un impatto sull’andamento del commercio, perché aumenti dei prezzi delle materie prime, crescita debole o vere e proprie recessioni economiche hanno inevitabilmente un effetto depressivo sugli scambi commerciali.
I dati del 2025 ci danno però un quadro incoraggiante, con lo scambio tra Italia e Svezia che nel 2025 è stato superiore del 4,8% a quello del 2024. Non siamo ancora riusciti a tornare ai livelli del 2022, che è stato l’anno record, ma il dato importante è avere invertito il trend con una dinamica che è di nuovo al rialzo, dopo due anni consecutivi di calo, che si spiegano essenzialmente con l’andamento dell’economia svedese, che viene da un periodo di crescita debole, prima di tornare, nel 2025, su un sentiero positivo. Le previsioni per il 2026 prevedevano una crescita del Pil svedese che avrebbe potuto superare il 3%, bisogna ora vedere cosa succederà.
Le imprese italiane continuano ad investire in Svezia? In quali settori?
Le imprese italiane continuano a guardare alla Svezia con grande interesse e l’Italia resta tra i principali fornitori del Paese, con importazioni dal nostro Paese pari a 6,2 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 4,1% rispetto al 2024. Come Sistema Paese puntiamo a rafforzare la presenza italiana in Svezia e quella svedese in Italia, valorizzando un’immagine nazionale già associata a qualità, affidabilità e creatività. Il mercato offre oggi nuove opportunità nei prodotti biologici e premium, nei segmenti low alcohol e analcolico, così come nei macchinari specializzati, nell’automazione e nelle tecnologie avanzate. La cooperazione scientifica apre spazi nelle biotecnologie, nei dispositivi medicali e nella sensoristica, mentre la transizione energetica svedese crea domanda in rinnovabili, mobilità elettrica e materiali sostenibili. L’ecosistema digitale favorisce inoltre collaborazioni in software, smart manufacturing e IoT.
Per favorire una maggiore comprensione del mercato svedese alle imprese italiane, abbiamo da poco pubblicato sul nostro sito internet la prima guida agli affari “Destinazione Svezia” in cui vengono spiegati i settori economici più interessanti, ma dove si possono trovare anche alcune informazioni sulle procedure per aprire un’impresa in Svezia (o una filiale locale di un’azienda straniera) e una panoramica sulla cooperazione in materia scientifica e tecnologica.
La Svezia ha deciso di tornare a puntare sul nucleare. Quali sono le opportunità di investimento per le nostre imprese?
La Svezia fornisce elettricità a costi tra i più bassi in Europa, ma la domanda d’energia elettrica nei prossimi due decenni potrebbe crescere. Per questo il Governo svedese ha previsto un piano di sviluppo del nucleare per un totale di circa 5 GWatt. L’anno scorso sono stati avviati i lavori per la realizzazione di uno Small Modular Reactor (Smr) di test, e recentemente è stato annunciato l’avvio dei negoziati per un progetto basato sulla costruzione di 3-5 Smr. La decisione finale è prevista entro il 2027-2028. Anche se sussistono ancora alcune incognite tecniche, economiche ed ambientali – tra queste la gestione delle scorie e i costi di smaltimento e di deposito – la Svezia resta in questo settore molto interessante per potenziali collaborazioni in particolare per la costruzione di piccoli reattori modulari (Smr), per quelle aziende che sviluppano, progettano, costruiscono e gestiscono impianti nucleari.
La filiera aerospaziale è sempre una priorità nelle relazioni italo-svedesi?
Assolutamente sì. Stiamo assistendo in questi ultimi anni a un incremento della commercializzazione della ricerca spaziale con nuove applicazioni per la ricerca e l’industria. In questo settore strategico per la scienza, la tecnologia e l’economia si aprono enormi potenzialità anche per aziende non spaziali che possono accedere a nuovi mercati.
Il centro spaziale svedese di Esrange è l’unico spazioporto sito sul territorio dell’Unione Europea (il celebre spazioporto di Kourou è sì in territorio francese, ma è in Sudamerica). Più di 600 razzi suborbitali sono stati lanciati da Esrange e da questa base si potranno lanciare satelliti e supportare sia clienti commerciali che militari in ambito Nato.
L’Ambasciata supporta costantemente il dialogo tra Italia e Svezia in ambito aerospaziale, sia a livello governativo che di agenzie ed imprese I due Paesi si stanno confrontando su nuove possibili aree di collaborazione alla luce in particolare dell’aumento del finanziamento del Governo svedese ai programmi spaziali a seguito anche del recente ingresso nella Nato. Lavoriamo più in generale, anche in ottima sinergia con l’Ambasciata diretta dalla mia collega svedese a Roma, Karin Höglund, per l’intensificazione della cooperazione bilaterale in tutti i settori.
La non appartenenza della Svezia all’Euro rappresenta un ostacolo per il commercio bilaterale?
Non credo che costituisca un problema insormontabile, come dimostra l’andamento positivo dello scambio che sottolineavo prima. Certo, la corona subisce delle fluttuazioni rispetto all’euro e questo può creare una certa imprevedibilità. Non è un caso che in Svezia il dibattito su un’eventuale adesione sia sempre aperto, anche se non credo sia una possibilità imminente. Non sempre l’effetto delle fluttuazioni del tasso di cambio sugli scambi bilaterali è negativo: in questa fase la corona si è notevolmente apprezzata sull’euro e questo favorisce le nostre esportazioni.
V.B.
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