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Ristorazione, crescita dei consumi, Calano imprese e occupazione

È quanto emerge dal Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, presentato a Roma dall’Ufficio Studi della Federazione.

Nel complesso, i consumi nel settore raggiungono 100 miliardi di euro, in aumento dello 0,5% rispetto al 2024, ma ancora inferiori del 5,4% ai livelli pre-pandemia. Il valore aggiunto si attesta a 59,3 miliardi di euro, con una crescita reale dello 0,5%, segnalando una tenuta del comparto nonostante il rallentamento generale dell’economia.

Sul fronte delle imprese, il settore conta 324.436 attività, in calo dell’1% su base annua. La flessione è più marcata nei bar (-2,2%), mentre i ristoranti risultano sostanzialmente stabili e il comparto della ristorazione collettiva e banqueting cresce del 3,5%.

L’occupazione dipendente registra invece una contrazione significativa, con oltre 114.000 posti di lavoro in meno (-10,3%). Le difficoltà nel reperimento del personale restano diffuse: circa un’impresa su due segnala criticità nelle assunzioni, in un mercato del lavoro caratterizzato da forte disallineamento tra domanda e offerta.

Sul piano dei prezzi, i listini del settore aumentano del 3,2%, proseguendo il processo di adeguamento dopo lo shock inflazionistico post-pandemia. Nonostante ciò, la ristorazione italiana si conferma tra le più contenute in Europa in termini di dinamica dei prezzi.

Le prospettive per il 2026 restano condizionate da fattori di incertezza, tra cui possibili tensioni energetiche legate al quadro geopolitico internazionale. In questo contesto, le imprese mostrano cautela negli investimenti: il 28,4% ha effettuato interventi di ammodernamento nel 2025 e il 25,8% li prevede nel 2026.

Il rapporto dedica inoltre un focus agli imprenditori del settore, evidenziando un forte legame tra attività e dimensione familiare: il 37,3% guida un’impresa di famiglia e circa il 70% è supportato quotidianamente da parenti nella gestione. Le motivazioni principali che spingono all’attività imprenditoriale sono passione, continuità familiare e desiderio di autonomia.

Il settore si conferma anche un importante bacino occupazionale giovanile, con il 61,6% dei lavoratori under 40, ma cresce al tempo stesso la presenza di lavoratori over 60, segnale di un progressivo allungamento della vita lavorativa anche nei pubblici esercizi.

Secondo il presidente di Lino Enrico Stoppani, il comparto continua a rappresentare un pilastro della vita quotidiana degli italiani, ma richiede politiche attive per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, la formazione professionale e il rafforzamento della produttività.

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