Tra il 2002 e il 2024 circa 270mila laureati under 35 del Mezzogiorno si sono trasferiti verso il Centro-Nord, mentre circa 100mila hanno lasciato il Centro-Nord per l’estero. Un fenomeno in crescita negli ultimi anni che evidenzia una criticità comune: l’Italia perde capitale umano qualificato nella competizione internazionale.
La mobilità interna comporta per il Mezzogiorno una perdita stimata di circa 6,8 miliardi di euro l’anno di investimento pubblico in istruzione, mentre le migrazioni verso l’estero rappresentano un costo superiore ai 3 miliardi annui anche per il Centro-Nord. Il problema, quindi, non riguarda una sola area del Paese, ma la capacità complessiva dell’Italia di trattenere competenze e attrarre nuovi talenti.
Il mercato del lavoro resta un nodo centrale. Il Mezzogiorno mostra segnali positivi su export, investimenti e crescita delle startup, ma permane un divario retributivo di oltre 400 euro rispetto alla media dei laureati europei, a cui si aggiunge il differenziale salariale interno tra Nord e Sud.
Secondo Svimez, però, la scelta di partire non dipende soltanto dai salari. La qualità dei servizi pubblici – asili nido, sanità, scuola, trasporti, infrastrutture, cultura e spazi di cittadinanza – è un fattore decisivo nella capacità di un territorio di attrarre e trattenere persone.
Le misure oggi disponibili, come decontribuzioni, incentivi legati alla Zes unica e programmi di sostegno all’autoimpiego, intervengono soprattutto sul costo del lavoro e sulle imprese. Serve ora un cambio di prospettiva: dagli incentivi alla produzione agli incentivi alla “restanza”.
La proposta è l’introduzione di un Graduate Staying Premium europeo, una detassazione parziale dei redditi dei neolaureati assunti nei primi cinque anni dall’ingresso nel mercato del lavoro. Uno strumento da integrare nella nuova strategia europea del right to stay, accompagnato dal rafforzamento dei servizi e delle infrastrutture nei territori.
Utilizzare la programmazione europea 2028-2034 in questa direzione può trasformare una fragilità storica in un’opportunità di crescita. La domanda non sarà più soltanto “quanti giovani continueranno a partire?”, ma “quanti potranno scegliere di restare o di tornare?”
