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Senza rigenerazione urbana entro il 2035 sparirà un quinto di negozi

Confcommercio stima la possibile scomparsa di altre 114mila imprese del commercio al dettaglio, dopo che negli ultimi dodici anni ne sono già svanite più di 140mila tra negozi e attività ambulanti. Un declino che colpisce in modo più intenso i centri storici e i piccoli comuni, aggravato dai cambiamenti nelle abitudini di acquisto, dall’avanzata dell’e-commerce e dalla riduzione dei consumi interni. Oggi si contano in Italia oltre 105mila negozi sfitti, un quarto dei quali chiusi da più di un anno: le regioni più colpite in valori assoluti sono Lombardia (9.447), Veneto (9.118) e Piemonte, ma l’incidenza maggiore sul totale della rete commerciale riguarda territori più piccoli come Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria, dove più di un negozio su quattro risulta inutilizzato. Senza interventi strutturali, il processo di desertificazione rischia di accelerare: secondo le proiezioni, entro il 2035 città come Ancona (-38,3%), Trieste (-31,1%) e Ravenna (-30,9%) potrebbero perdere un terzo delle attività di vicinato, con ricadute pesanti sulla vitalità urbana, sulla qualità dei servizi e sulla coesione sociale. Mentre molte categorie merceologiche tradizionali crollano — dai distributori di carburante (-42,2%) all’abbigliamento (-25%), dai negozi di articoli culturali (-34,5%) al commercio non specializzato (-34,2%) — cresce il numero delle attività orientate alla vendita online, aumentate del 114,9% dal 2012, a testimonianza della trasformazione dei modelli di consumo. Discorso diverso per alloggio e ristorazione, che contano oggi 337mila imprese, in aumento del 5,8% rispetto al 2012: il settore della ristorazione vola (+17,1%) grazie al turismo e al delivery, mentre l’ospitalità tradizionale arretra (-9,5%) a favore di B&B, affittacamere e case vacanza, cresciuti del 92,1%, uno sviluppo che però rischia di squilibrare gravemente il rapporto tra residenti e flussi turistici. Per contrastare questa deriva, Confcommercio propone la definizione di una Agenda Urbana Nazionale che coordini in modo stabile politiche, fondi e strumenti a livello statale, regionale e comunale: tra le misure indicate, patti locali per la riattivazione degli spazi sfitti con canoni calmierati, programmi pluriennali per l’economia di prossimità, incentivi per nuove attività, logistica urbana sostenibile, piattaforme di welfare territoriale e partenariati pubblico-privato per integrare nei progetti di rigenerazione spazi destinati ai servizi di quartiere.

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