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Serbia, la svolta tecnologica ridisegna gli equilibri con le imprese italiane

di Romano Rossi, Presidente Confindustria Serbia

 

Negli ultimi due anni le relazioni economiche tra Italia e Serbia hanno attraversato una fase di trasformazione profonda, caratterizzata da nuove opportunità ma anche da criticità che meritano attenzione.

Da un lato, si registra un rafforzamento del partenariato strategico tra i due Paesi, confermato dai recenti vertici istituzionali e dall’intensificazione del dialogo economico.

L’Italia si conferma oggi il terzo partner commerciale della Serbia, con un interscambio che nel 2025 ha raggiunto circa 5 miliardi di euro. Oltre 1.200 aziende italiane operano stabilmente nel Paese, contribuendo in maniera significativa all’occupazione, agli investimenti e allo sviluppo industriale locale.

Allo stesso tempo, però, il modello economico serbo sta vivendo una transizione tecnologica che sta modificando profondamente la struttura degli investimenti esteri. Se in passato la Serbia rappresentava soprattutto una piattaforma manifatturiera competitiva, oggi gli investimenti si orientano sempre più verso il settore IT, i servizi avanzati, la digitalizzazione e le attività ad alto contenuto tecnologico. Questo processo è certamente positivo e contribuisce alla modernizzazione del Paese, ma rischia di ridurre progressivamente il peso della produzione industriale labour intensive che negli anni aveva rappresentato uno dei pilastri della cooperazione economica italo-serba.

Le imprese manifatturiere, infatti, devono confrontarsi con un aumento pressoché annuale del costo del lavoro e con un orario effettivo settimanale di 37,5 ore, inferiore rispetto alle 40 ore applicate in molti Paesi concorrenti dell’area. Tale situazione comporta inevitabilmente un incremento del costo industriale nei settori ad alta intensità di manodopera e una conseguente perdita di competitività rispetto ad altri mercati limitrofi.

Si tratta di un tema che il sistema imprenditoriale italiano guarda con crescente attenzione. Per questa ragione sono in corso dialoghi attivi e costruttivi con il Governo serbo, con l’obiettivo di individuare soluzioni equilibrate che consentano di preservare l’attrattività industriale del Paese evitando una pericolosa escalation dei costi.

Sul piano macroeconomico, la Serbia continua comunque a presentare indicatori relativamente solidi: il debito pubblico rimane intorno al 47% del Pil, livello sensibilmente inferiore rispetto alla media di molti Paesi europei, mentre la politica monetaria della Banca Nazionale Serba ha garantito negli ultimi anni una notevole stabilità del dinaro rispetto all’euro, elemento fondamentale per gli investitori internazionali e per la pianificazione industriale di medio-lungo periodo.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di accompagnare la modernizzazione tecnologica senza disperdere il patrimonio industriale costruito negli ultimi due decenni.

Italia e Serbia hanno dimostrato di essere partner affidabili e complementari: mantenere questo equilibrio sarà essenziale per garantire crescita, occupazione e competitività ad entrambe le economie.

 

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