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Servizi nell’Ue incompleti; secondo la Corte persistono barriere e limiti al mercato unico

Solo il 20% dei servizi nell’Unione europea ha natura transfrontaliera, mentre circa il 60% degli ostacoli individuati oltre vent’anni fa continua a pesare sul funzionamento del mercato unico, secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea che critica l’azione della Commissione europea per la mancanza di obiettivi chiari e ambizione strategica.

Il settore dei servizi – che comprende costruzioni, trasporti, servizi informatici e professionali – rappresenta circa il 70% del Pil europeo, ma resta fortemente frammentato, con ostacoli legati a divergenze normative nazionali, requisiti di autorizzazione e certificazione differenti, procedure amministrative complesse e restrizioni sul distacco dei lavoratori, che rendono difficile e costoso operare oltre confine.

L’analisi si inserisce nel solco di studi recenti come la relazione di Mario Draghi sulla competitività europea e quella di Enrico Letta sul futuro del mercato unico, entrambe pubblicate nel 2024, che evidenziano la necessità di rafforzare l’integrazione economica per sostenere crescita e competitività.

Secondo la Corte, gli interventi adottati finora dalla Commissione europea non hanno prodotto risultati significativi: fino al 2025 è mancato un approccio strategico coerente e una priorità nell’eliminazione degli ostacoli più impattanti, mentre anche la nuova strategia per il mercato unico presenta criticità in termini di efficacia degli strumenti adottati.

Persistono inoltre carenze nell’accesso alle informazioni per le imprese e nel funzionamento del Semestre europeo, che non è riuscito a incentivare riforme incisive nel settore dei servizi, lasciando agli Stati membri un ruolo determinante ma spesso poco efficace nel rimuovere le barriere.

Debole anche l’azione di enforcement: la Commissione incontra difficoltà nell’applicazione delle norme e fa affidamento principalmente sulle procedure di infrazione, spesso lente e non tempestive, mentre la gestione delle denunce delle imprese resta complessa e penalizzante soprattutto per le Pmi.

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