Secondo i dati Istat l’indice della produzione industriale (base 2021=100) registra un calo dello 0,6% sia su base annua sia rispetto al mese precedente, confermando una fase di debolezza del manifatturiero.
In questo contesto, l’automotive rappresenta un’eccezione significativa. L’indice della produzione del settore cresce dell’11,8% rispetto a gennaio 2025 e dell’1,9% su base mensile, segnalando una dinamica di recupero più intensa rispetto ad altri comparti.
A trainare la crescita è soprattutto la produzione di autoveicoli (codice Ateco 29.1), che segna un incremento tendenziale del 29,4%. Un risultato coerente con i dati diffusi da Anfia, secondo cui nel mese sono state prodotte circa 17.500 autovetture, in aumento del 34,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Diversa, invece, la dinamica degli altri segmenti della filiera. La produzione di carrozzerie e attività di ricerca e sviluppo (Ateco 29.2) registra una flessione del 6,5%, mentre il comparto della componentistica (Ateco 29.3) segna un calo del 5,5%. Un andamento che evidenzia una filiera ancora fragile e non pienamente allineata alla ripresa della produzione finale.
Il quadro che emerge è quello di un settore a doppia velocità: da un lato i costruttori di autoveicoli, protagonisti di un rimbalzo significativo; dall’altro i fornitori, che continuano a scontare difficoltà legate alla domanda, alla transizione tecnologica e alle tensioni lungo le catene di approvvigionamento.
La divergenza tra produzione finale e componentistica potrebbe indicare anche un utilizzo di scorte accumulate nei mesi precedenti o una ripartenza ancora non pienamente consolidata lungo tutta la filiera. In questo senso, la sostenibilità della crescita osservata a gennaio resta un elemento da monitorare.
Più in generale, il dato conferma come l’automotive stia attraversando una fase ciclica distinta rispetto al resto dell’industria, probabilmente legata al lancio di nuovi modelli, alla domanda estera e agli effetti della transizione verso l’elettrificazione.
Resta tuttavia aperta la questione dei volumi: nonostante la forte crescita percentuale, i livelli produttivi assoluti rimangono contenuti nel confronto storico. Questo suggerisce cautela nell’interpretazione dei dati e rafforza l’idea di una ripresa ancora in fase iniziale.
