Nuova relazione della Corte dei conti europea, che, pur riconoscendo i risultati ottenuti negli ultimi decenni, evidenzia lacune nella definizione delle priorità, nel coordinamento degli interventi e nel monitoraggio dei finanziamenti.
Secondo l’audit, la Commissione europea non dispone attualmente di un quadro strategico esaustivo e aggiornato per orientare le proprie azioni in questo ambito. Questa mancanza riduce la chiarezza sugli obiettivi che l’Unione intende perseguire e rende più difficile coordinare efficacemente le risorse finanziarie disponibili.
Dal 2014 l’Ue ha destinato circa 600 milioni di euro in sovvenzioni a diversi paesi partner per sostenere attività di formazione, fornitura di attrezzature, sviluppo di infrastrutture, consulenze tecniche e operazioni di bonifica. A queste si aggiunge un prestito di 300 milioni di euro destinato a migliorare la sicurezza delle centrali nucleari in Ucraina.
La Corte dei conti europea sottolinea che la Commissione dovrebbe definire una strategia complessiva capace di individuare con maggiore precisione le priorità di intervento, coordinare le iniziative con altri attori internazionali e stabilire obiettivi chiari per le attività finanziate.
La relazione individua diverse criticità operative. In primo luogo, il processo di selezione delle iniziative finanziate non è sempre stato sufficientemente trasparente: le proposte provenienti da paesi non appartenenti all’Ue non sono state valutate attraverso un sistema strutturato di punteggio o graduatoria, rendendo difficile verificare se i fondi siano stati destinati ai progetti con il maggiore impatto potenziale.
Inoltre, alcune attività – in particolare progetti complessi di costruzione o bonifica – hanno registrato ritardi significativi e, in alcuni casi, sforamenti dei costi. Se da un lato tali problemi sono spesso legati alla complessità tecnica degli interventi, dall’altro la Corte evidenzia anche deficit persistenti di finanziamento e una limitata presenza di incentivi legati alla performance.
Ulteriori criticità riguardano il monitoraggio delle risorse finanziarie. In particolare, nel caso del prestito di 300 milioni di euro concesso al gestore delle centrali nucleari ucraine per un programma su larga scala di miglioramento della sicurezza, la Commissione ha affidato il controllo a soggetti terzi. Secondo la Corte, il prestito è stato erogato senza garanzie sufficienti che i fondi fossero utilizzati esclusivamente per coprire spese già sostenute e direttamente connesse al programma.
Alla luce di queste osservazioni, la Corte dei conti europea invita la Commissione a rafforzare il proprio quadro strategico e i sistemi di monitoraggio, al fine di garantire che gli investimenti dell’Unione nella sicurezza nucleare internazionale producano il massimo impatto in termini di prevenzione dei rischi e protezione ambientale.
“Per quanto concerne la sicurezza nucleare, una cosa è assolutamente chiara: prevenire è infinitamente meglio che curare”, ha dichiarato Marek Opioła, membro della Corte responsabile dell’audit. “L’Ue rimane un attore globale importante nella cooperazione in materia di sicurezza nucleare, ma dovrebbe definire una strategia aggiornata e completa per orientare le proprie azioni e migliorare la selezione e il monitoraggio delle attività finanziate”.
