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Sistema RescEu: Corte europea segnala criticità nella rete di sicurezza Ue contro le catastrofi

Creata nel 2019, rescEu è nata come riserva comune europea per affrontare le emergenze più gravi, inizialmente con l’obiettivo di potenziare le capacità antincendio dopo gli incendi boschivi che avevano colpito diversi Paesi europei. Successivamente il sistema è stato ampliato includendo ospedali da campo, forniture mediche, rifugi temporanei e attrezzature per emergenze chimiche, radiologiche, biologiche e nucleari.

L’importanza della riserva è aumentata negli ultimi anni a causa della crescente frequenza e complessità delle crisi, dai fenomeni climatici estremi alle emergenze sanitarie fino alle conseguenze della guerra in Ucraina. Tra il 2020 e il 2024 il Meccanismo unionale di protezione civile è stato attivato 657 volte, un numero quattro volte superiore rispetto ai cinque anni precedenti.

Secondo la Corte dei conti europea, rescEu ha dimostrato efficacia nella gestione delle emergenze, riuscendo a fornire assistenza quando le capacità nazionali erano insufficienti e adattandosi rapidamente a nuovi scenari di crisi.

Tuttavia, gli auditor hanno evidenziato alcune debolezze. I finanziamenti europei non risultano sempre pienamente allineati alle esigenze individuate e, in alcuni casi, la Commissione europea non dispone di informazioni complete a causa delle limitazioni nell’accesso ai dati sensibili degli Stati membri.

La realizzazione dei progetti è stata inoltre rallentata da difficoltà nella programmazione degli interventi, ritardi nelle procedure di approvvigionamento e una pianificazione non sempre adeguata del mantenimento delle capacità oltre la fine dei finanziamenti.

Un ulteriore elemento critico riguarda la cooperazione tra Paesi europei. Secondo la Corte, gli strumenti disponibili non hanno favorito sufficientemente gli acquisti congiunti e la creazione di una vera riserva comune europea. Tra i progetti analizzati è stato individuato un solo caso in cui l’approvvigionamento è stato agevolato tramite un accordo quadro.

Anche le procedure di rimborso per gli interventi di emergenza risultano migliorabili: le autorità nazionali sono infatti tenute a presentare richieste separate per ciascuna sovvenzione, con conseguenti rallentamenti amministrativi.

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