L’Ambasciatore d’Italia in Georgia Massimiliano D’Antuono ha visitato il sito archeologico, uno dei più importanti centri di ricerca al mondo per la paleoantropologia e la ricostruzione delle origini dell’uomo. Il sito, oggi museo a cielo aperto, conserva testimonianze di insediamenti umani risalenti a circa 1,8 milioni di anni fa e rappresenta uno dei luoghi chiave per lo studio dell’evoluzione umana.
Le ricerche a Dmanisi sono condotte da un gruppo internazionale e multidisciplinare coordinato dal Museo Nazionale della Georgia, con la partecipazione pluriennale del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze. Nel corso della visita, l’Ambasciatore è stato ricevuto dal direttore del Museo Nazionale della Georgia, David Lordkipanidze, e dal professor Lorenzo Rook dell’Università di Firenze, responsabile della missione italiana finanziata dal Maeci, impegnata da anni nelle attività di ricerca sul sito paleontologico.
Dmanisi è considerato una delle pietre miliari della paleoantropologia moderna, grazie alle evidenze che documentano un passaggio decisivo nella storia dell’umanità: la migrazione dei primi ominidi al di fuori dell’Africa. Negli anni Novanta, nell’area circostante il villaggio, situato a circa 80 chilometri dalla capitale georgiana Tbilisi, sono stati rinvenuti resti umani e animali risalenti a 1,8 milioni di anni fa. I reperti di ominidi scoperti nel sito sono tra i più antichi mai individuati al di fuori del continente africano.
La missione italiana è impegnata in particolare nello studio della fauna fossile associata ai resti umani. L’obiettivo è ricostruire con sempre maggiore precisione le condizioni ambientali e l’ecosistema nel quale vivevano i primi abitanti di Dmanisi, attraverso l’analisi dei reperti e delle informazioni scientifiche che possono offrire.
