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Sostenibilità, solo il 37% delle aziende integra i principi Esg nella strategia dei modelli business

Survey di Noesis–Richmond Executive Observatory in collaborazione con Ipsos Doxa, presentata nell’ambito del Richmond Sustainability Business Forum, che ha riunito manager ed esperti per analizzare le sfide della transizione sostenibile e le modalità per trasformare gli impegni ambientali e sociali in azioni operative.

Il dato evidenzia una distanza ancora significativa tra la crescente attenzione verso i temi ESG e la capacità delle aziende di tradurli in decisioni concrete. Una difficoltà che riguarda anche il contesto internazionale: secondo il Ceo Study 2025 dello United Nations Global Compact, il 99% dei leader aziendali dichiara di voler mantenere o aumentare il proprio impegno sulla sostenibilità, ma meno del 15% si sente realmente preparato ad affrontare sfide come crisi climatica, trasformazione energetica e fragilità delle catene del valore.

Questa distanza può avere conseguenze economiche rilevanti. Secondo le analisi presentate durante il forum, le imprese che entro il 2030 non saranno in grado di dotarsi di adeguati sistemi di raccolta dati e gestione del rischio climatico potrebbero affrontare una svalutazione degli asset operativi superiore al 20%, a causa dei nuovi standard globali di trasparenza e responsabilità.

La ricerca Richmond–Doxa mostra inoltre che la fiducia degli stakeholder nei confronti delle strategie Esg dipende dalla capacità delle aziende di dimostrare risultati concreti. Il 63% degli intervistati ritiene necessario affiancare gli investimenti sostenibili con innovazione e politiche pubbliche efficaci, mentre il 47% segnala il rischio di greenwashing, ovvero l’utilizzo della sostenibilità principalmente come strumento di comunicazione.

Solo il 37% degli intervistati considera gli investimenti Esg un elemento realmente strategico per il successo dell’impresa, mentre il 25% ritiene necessarie regole più stringenti per garantire maggiore efficacia. Il timore che gli investimenti sostenibili possano incidere negativamente sulla redditività nel breve periodo riguarda invece il 9% del campione.

Lo scetticismo verso alcune pratiche Esg nasce soprattutto dalla percezione di una distanza tra dichiarazioni pubbliche e cambiamenti effettivi. Il 62% degli italiani critica iniziative ambientali e partnership che non trovano corrispondenza nei processi produttivi, mentre il 59% contesta report di sostenibilità poco trasparenti e privi di dati verificabili.

La diffidenza riguarda anche alcuni strumenti utilizzati dalle aziende: il 38% considera poco affidabili alcune certificazioni ambientali, mentre il 37% guarda con cautela alle strategie di compensazione, come la piantumazione di alberi, quando non accompagnate da una reale riduzione delle emissioni alla fonte.

Il tema del passaggio dalla consapevolezza all’azione è stato al centro del Richmond Sustainability Business Forum, ospitato all’Hotel Billia di Saint-Vincent, dove i partecipanti si sono confrontati su strumenti e soluzioni applicabili ai processi aziendali.

Durante i lavori sono stati approfonditi quattro ambiti principali: la convergenza tra intelligenza artificiale e sostenibilità, la necessità di trasformare gli obiettivi Esg in misurazioni concrete attraverso dati, tracciabilità e carbon footprint, il ruolo della supply chain nella gestione del rischio climatico e operativo e l’importanza di cultura e leadership come fattori abilitanti del cambiamento.

Al forum è intervenuto anche Daniele Cassioli, sciatore nautico paralimpico plurimedagliato, che ha portato la propria esperienza sul tema dell’adattamento e della trasformazione.

“Il management deve superare definitivamente una narrazione di facciata e trasformare la sostenibilità in una vera architettura competitiva – commenta Claudio Honegger, co-fondatore e amministratore di Richmond Italia –. La sfida per le imprese moderne è governare complessità, dati e rischi operativi, rendendo la sostenibilità una leva concreta di crescita.”

“La sfida è rendere la sostenibilità una condizione operativa e non una semplice narrazione – ha dichiarato Cassioli –. Il cambiamento nasce dalla capacità di mettere in discussione i comportamenti quotidiani e tradurre i valori in azioni concrete.”

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