Nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie italiane si è attestata a 2.755 euro, un valore sostanzialmente stabile rispetto ai 2.738 euro del 2023 (+0,6%). I dati diffusi dall’Istat segnalano un andamento di quasi immobilità nei consumi, nonostante l’inflazione continui a erodere il potere d’acquisto.
Rispetto al periodo pre-pandemia, la spesa resta comunque più elevata: +7,6% rispetto al 2019, quando la media mensile era di 2.561 euro. Tuttavia, nello stesso periodo, i prezzi al consumo sono cresciuti del 18,5%, segno che l’aumento nominale delle spese non ha compensato la perdita di potere reale.
Permane un forte divario geografico: la spesa media nel Nord-est (3.032 euro) è la più alta del Paese, mentre nel Sud si ferma a 2.199 euro, con una differenza del 37,9%. Seguono il Centro (2.999 euro), il Nord-ovest (2.973 euro) e le Isole (2.321 euro).
Le famiglie meridionali, con risorse economiche più limitate, destinano una quota maggiore della spesa ai beni essenziali: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche rappresentano il 25,4% della spesa totale nel Sud, contro il 17,4% nel Nord-est e una media nazionale del 19,3%.
Le spese per prodotti alimentari e bevande analcoliche restano stabili rispetto al 2023, nonostante i prezzi siano aumentati del 2,5%. Tuttavia, una famiglia su tre (31,1%) dichiara di aver limitato la quantità o la qualità del cibo acquistato, un dato pressoché invariato rispetto all’anno precedente (31,5%).
Crescono in modo significativo solo alcune voci: oli e grassi (+11,7%, 18 euro mensili) e frutta (+2,7%, 45 euro mensili).
La spesa non alimentare rappresenta l’80,7% del totale (2.222 euro mensili). È in crescita la voce Servizi di ristorazione e alloggio (+4,1%, 162 euro mensili), che prosegue il recupero post-pandemico, pur con ritmi inferiori rispetto al 2023 (+16,5%).
In aumento anche la spesa per istruzione nel Nord-est (+16,9%, 21 euro mensili), mentre informazione e comunicazione segnano una contrazione del 2,3%.
A livello regionale, il Trentino-Alto Adige (3.584 euro) e la Lombardia (3.162 euro) restano le regioni con i livelli di spesa più elevati. Agli ultimi posti la Calabria (2.075 euro) e la Puglia (2.000 euro), dove le famiglie spendono quasi la metà rispetto a quelle trentine.
Le differenze emergono anche nella composizione della spesa: in Calabria la quota destinata a prodotti alimentari raggiunge il 28,2%, il valore più alto d’Italia, contro il 14,6% del Trentino-Alto Adige, che registra invece la spesa più elevata per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (42% del totale).
Le famiglie residenti nei comuni centrali delle aree metropolitane restano quelle con la spesa più alta (2.999 euro mensili), seguite da quelle dei centri medio-grandi (2.822 euro). Nei piccoli comuni – fino a 50mila abitanti – la spesa scende a 2.638 euro, circa il 12% in meno rispetto alle città.
