Ridurre lo spreco alimentare non è solo una questione etica, ma una leva economica, ambientale e sociale sempre più rilevante. È il messaggio lanciato dal Wwf Italia in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio 2026.
Una situazione in miglioramento, ma ancora lontana dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda Onu 2030.
Nel 2025, in Italia, lo spreco medio settimanale pro-capite si è attestato a 554 grammi, in calo rispetto ai 617 grammi del 2024, ma ancora ben al di sopra del target di 369,7 grammi indicato a livello internazionale. In termini assoluti, nel nostro Paese vengono sprecate oltre 5 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un valore stimato di 7,3 miliardi di euro di sprechi domestici, secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International.
Lo spreco alimentare rappresenta una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità: ogni alimento gettato incorpora consumo di suolo, acqua ed energia, oltre all’uso di fertilizzanti e pesticidi e alle emissioni legate a produzione, trasformazione, trasporto e conservazione. A livello globale, ogni anno si spreca circa 1 miliardo di tonnellate di cibo, mentre 673 milioni di persone soffrono la fame e oltre 2 miliardi vivono in condizioni di insicurezza alimentare. Il cibo non consumato utilizza inutilmente il 30% dei terreni agricoli mondiali, 250 km³ di acqua dolce ed è responsabile di oltre 3 miliardi di tonnellate di CO₂.
Anche in Europa l’impatto è significativo: lo spreco alimentare genera il 16% degli impatti ambientali complessivi del sistema alimentare e, se fosse un Paese, sarebbe il quinto emettitore di gas serra dell’Unione europea. Oltre il 60% dello spreco avviene nella fase di consumo finale – famiglie e ristorazione – ed è responsabile di oltre il 70% degli impatti ambientali complessivi.
In Italia il paradosso è evidente: mentre si sprecano alimenti e risorse, cresce l’insicurezza alimentare. Nel 2025 l’indice Fies ha raggiunto il 14%, in aumento rispetto al 10% del 2024, colpendo soprattutto le famiglie del Centro e del Sud, le stesse aree dove si registra un maggiore spreco domestico. Quasi 6 milioni di persone hanno vissuto condizioni di deprivazione alimentare e le fasce più fragili restano i giovani: oltre 430mila under 16 sono in insicurezza alimentare e un giovane su cinque sotto i 35 anni che vive da solo non riesce a sostenere una dieta adeguata.
Secondo il Wwf, a trainare oggi la riduzione dello spreco sono soprattutto i baby boomer, mentre alle nuove generazioni spetta il compito di consolidare un cambiamento culturale, anche grazie a strumenti digitali e pratiche diffuse come le app anti-spreco, il recupero degli avanzi, il corretto porzionamento e la gestione consapevole delle scadenze.
«Ridurre lo spreco alimentare è uno dei modi più immediati per generare risparmi per famiglie e operatori, ridurre la pressione sugli ecosistemi e sostenere la bioeconomia», sottolinea Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del Wwf Italia. «Pochi gesti quotidiani possono produrre benefici ambientali ed economici significativi, senza compromettere la sicurezza alimentare».
