La dinamica positiva dell’economia meridionale è dovuta in larga parte — se non quasi esclusivamente — agli investimenti attivati dal Pnrr. L’esperienza dimostra che, con sistemi certi di premi e penalità, amministrazioni pubbliche e imprese private sono in grado di utilizzare efficacemente le risorse disponibili.
Tuttavia, dal Rapporto Svimez 2025 emerge un dato preoccupante: nonostante la crescita dell’occupazione, le fragilità strutturali persistono e il fenomeno del lavoro povero è in aumento. Tra il 2021 e il 2025 i salari reali meridionali hanno perso potere d’acquisto, con una flessione del 10,2% nel Sud, e i lavoratori poveri sono arrivati a 1,2 milioni. Tra il 2023 e il 2024 il loro numero è aumentato di oltre 60 mila persone, confermando che avere un’occupazione non basta per uscire dalla trappola della povertà.
Questa fotografia mette in luce le contraddizioni della fase di crescita e rappresenta una sfida per le politiche pubbliche: accompagnare la ripresa del Sud produttivo garantendo al tempo stesso benessere e coesione sociale.
In Campania, il dibattito attorno a due misure — la proposta di Confindustria di utilizzare i fondi europei per rafforzare la Zes e l’iniziativa della Giunta regionale di introdurre un salario minimo regionale — ha generato reazioni apparentemente contrapposte. I dati Svimez, però, mostrano che entrambe le misure trovano motivazioni concrete: è urgente garantire continuità agli investimenti dopo il 2026 e consolidare i progetti di sviluppo attraverso una profonda riforma delle politiche di coesione nazionali ed europee.
La creazione di una “Super Zes Campania” può diventare un laboratorio di integrazione tra politiche di coesione e industriali, indirizzando incentivi verso filiere coerenti con l’agenda europea e le potenzialità dei territori meridionali. Allo stesso tempo, la scelta della Regione di premiare, nelle gare pubbliche, le imprese che si impegnano a garantire una retribuzione minima di 9 euro lordi all’ora rappresenta una risposta concreta alla diffusione del lavoro povero.
La soglia di 9 euro corrisponde a quanto l’Istat indica come discrimine tra lavoro dignitoso e povertà lavorativa. Oggi nel Sud il salario medio lordo annuale è di 18.148 euro, pari a 1.396 euro al mese, con punte inferiori del 26% rispetto alla media nazionale in Campania. La situazione è ancora più critica per i lavoratori discontinui, part-time involontari o sottoposti a contratti irregolari.
In un contesto caratterizzato da precarietà, salari bassi e erosione del potere d’acquisto, il salario minimo regionale sostiene la dignità retributiva, il recupero del potere d’acquisto e il contrasto al dumping e al lavoro povero.
Competitività e giustizia sociale non sono finalità contrapposte: devono diventare obiettivi complementari di un nuovo disegno di politica economica per la Campania e l’intero Mezzogiorno, basato su un’alleanza tra forze politiche, economiche e sociali.
