La diffusione di tecnologie nucleari e i potenziali effetti delle radiazioni in caso di incidenti rendono la sicurezza nucleare un requisito essenziale. Poiché il fallout radioattivo non conosce confini, la sicurezza nucleare è oggi considerata un bene pubblico globale.
In questo contesto, l’Unione europea si è storicamente affermata come promotrice della cooperazione internazionale in materia di sicurezza nucleare. Gli auditor della Corte dei conti europea stanno attualmente valutando l’efficacia dell’azione della Commissione europea nel rafforzare la sicurezza nucleare nei Paesi non Ue. La relazione speciale è attesa per il marzo di quest’anno.
La sicurezza nucleare riguarda la protezione degli impianti nucleari, la gestione dei rifiuti radioattivi e il trasporto di materiale radioattivo, con l’obiettivo primario di tutelare le persone dagli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti. Eventi storici come l’incidente di Chernobyl del 1986 e la dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991 hanno sollevato gravi preoccupazioni sulla sicurezza degli impianti nei nuovi Stati indipendenti. Più recentemente, l’incidente di Fukushima del 2011 e la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina dal 2022 hanno messo in luce nuovi fattori di rischio.
A ciò si aggiunge l’evoluzione tecnologica, inclusa la diffusione dei piccoli reattori modulari, che ha ulteriormente trasformato l’architettura globale della sicurezza nucleare. Al luglio 2025, risultavano operativi 416 reattori nucleari in 31 Paesi, per una capacità netta installata complessiva di circa 376 gigawatt elettrici (GWe).
Le sovvenzioni Ue nell’ambito dello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare, insieme ai prestiti Euratom, hanno sostenuto un ampio ventaglio di attività: dalla formazione e consulenza tecnica alla fornitura di attrezzature, infrastrutture e interventi di bonifica. I principali beneficiari sono autorità di regolamentazione nucleare, gestori di impianti e responsabili di ex siti di estrazione dell’uranio nei Paesi partner.
Nei quadri finanziari pluriennali 2014-2020 e 2021-2027, l’Ue ha destinato a queste iniziative circa 300 milioni di euro per ciascun periodo, cui si aggiunge un prestito di 300 milioni di euro all’Ucraina erogato tra il 2017 e il 2021.
Sebbene la materia sia altamente tecnica, la Corte dei conti europea vanta una solida esperienza nel settore, avendo già esaminato in passato i programmi Ue di disattivazione nucleare e il contributo della Commissione alla sicurezza nucleare all’interno dell’Unione. Nell’audit in corso, gli auditor stanno valutando la progettazione del quadro Ue di cooperazione internazionale, l’allocazione dei fondi tra il 2014 e il 2024, i risultati conseguiti in Paesi come Armenia, Iran, Kirghizistan, Tagikistan, Ucraina e Uzbekistan, nonché le modalità di monitoraggio adottate dalla Commissione.
Le conclusioni della relazione speciale, in pubblicazione a marzo, saranno rilevanti per il processo legislativo in corso e per la definizione di un nuovo strumento di cooperazione in materia di sicurezza nucleare nel prossimo bilancio pluriennale dell’Ue 2028-2034.
