Secondo le stime di Nomisma, un rialzo dei tassi di interesse tende a riflettersi sul mercato immobiliare con un ritardo di circa sei mesi. Il possibile nuovo intervento della Bce potrebbe quindi produrre i primi effetti sulle compravendite nei primi mesi del 2027.
Il mercato immobiliare italiano si prepara a confrontarsi con un nuovo possibile aumento del costo del denaro. I mercati considerano altamente probabile che la Banca centrale europea proceda, nella riunione del 10 settembre, con un nuovo rialzo dei tassi di interesse, in risposta ai rischi di un ritorno delle pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente e al persistere di elevati costi energetici.
In questo scenario, Nomisma Real Estate ha elaborato una nuova previsione sull’evoluzione delle compravendite immobiliari, basata sulla relazione storica tra andamento dei tassi e numero delle transazioni.
L’analisi evidenzia una correlazione elevata e negativa tra le due variabili: quando il costo del credito aumenta, la domanda tende a indebolirsi. Ma l’effetto non è immediato. Secondo la ricostruzione di Nomisma, il mercato reagisce con un ritardo di circa due trimestri, pari a sei mesi.
La dinamica osservata negli ultimi anni suggerisce quindi che un eventuale rialzo dei tassi deciso a settembre non dovrebbe tradursi immediatamente in una contrazione delle compravendite. Gli effetti più significativi potrebbero emergere nei primi mesi del 2027, quando il maggiore costo dei finanziamenti inizierà a incidere sulle decisioni di acquisto delle famiglie e sulla sostenibilità dei mutui.
Entro la fine del 2026 non sarebbe necessariamente visibile un significativo assottigliamento del mercato delle transazioni. Il quadro potrebbe invece cambiare con l’inizio del nuovo anno, proprio per effetto del ritardo con cui la politica monetaria si trasmette all’economia reale e, in particolare, al mercato del credito immobiliare.
L’esperienza degli ultimi anni offre un precedente particolarmente significativo. Dal 2022 al 2025 l’economia globale ha attraversato una fase caratterizzata da shock energetici, tensioni geopolitiche e un’inflazione eccezionalmente elevata.
La guerra in Ucraina ha provocato un forte aumento dei prezzi dell’energia, alimentando l’inflazione e spingendo la Bce verso una rapida e intensa stretta monetaria. L’incremento dei tassi si è trasferito al costo dei mutui, incidendo rapidamente sulla capacità di acquisto delle famiglie e contribuendo alla forte contrazione delle compravendite immobiliari.
Successivamente, con il rientro dell’inflazione e la stabilizzazione del costo del denaro, il mercato ha iniziato a mostrare segnali di recupero.
La sequenza degli eventi mette in evidenza un elemento strutturale del mercato italiano: l’andamento dell’immobiliare rimane fortemente condizionato dal costo del credito. Mutui più costosi riducono la capacità di spesa degli acquirenti e possono rinviare le decisioni di acquisto; al contrario, condizioni finanziarie più favorevoli tendono a sostenere la domanda.
La variabile decisiva sarà ora la durata del nuovo ciclo restrittivo. Un singolo rialzo dei tassi potrebbe avere effetti differenti rispetto all’avvio di una nuova fase prolungata di irrigidimento della politica monetaria.
Nel breve periodo le compravendite potrebbero mantenere una relativa tenuta; nel 2027, invece, il pieno trasferimento dell’aumento del costo del denaro potrebbe riportare sotto pressione i volumi delle transazioni.
Per il comparto la variabile da monitorare non sarà soltanto il livello raggiunto dai tassi, ma soprattutto la loro traiettoria nei prossimi trimestri. È da questa dinamica che dipenderà in larga misura la capacità del mercato immobiliare di mantenere il recupero degli ultimi anni o di entrare in una nuova fase di rallentamento.
