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Territorio fragile, agricoltura strategica, servono più investimenti contro il dissesto

Frane e alluvioni spaventano il Paese: il 91% teme il dissesto idrogeologicii. Secondo l’indagine “Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro” presentata da Cia-Agricoltori Italiani alla IX Assemblea elettiva nazionale, il 91% degli italiani teme frane, alluvioni e dissesto idrogeologico, mentre tre cittadini su quattro ritengono che il rischio sia aumentato negli ultimi anni.

Un dato che fotografa la fragilità del territorio nazionale non riguarda più soltanto le aree montane o interne, ma rappresenta una questione economica, sociale e produttiva. E nella percezione collettiva emerge un protagonista preciso della sicurezza ambientale: l’agricoltura.

Campi abbandonati e rischio idrogeologico

L’89% degli intervistati considera infatti l’abbandono delle aree agricole una delle principali cause dell’aumento di frane e alluvioni. La manutenzione del suolo, la cura del paesaggio e il presidio quotidiano delle aree fragili vengono percepiti come attività essenziali svolte dagli agricoltori.

Le priorità indicate dai cittadini sono: manutenzione del territorio (58%), cura attiva del paesaggio (54%), presidio delle aree interne e fragili (42%)

Per oltre l’80% degli italiani, sostenere economicamente chi coltiva significa investire nella sicurezza collettiva. Una visione che rafforza la richiesta avanzata da Cia di riconoscere l’agricoltore come vero “manager del territorio”, remunerato non solo per la produzione agricola ma anche per i servizi ambientali e idrogeologici che garantisce.

Agricoltura, il settore resta poco attrattivo per i giovani

Se sul piano sociale il ruolo dell’agricoltura appare rivalutato, sul fronte occupazionale il quadro resta critico. Tra studenti, Neet e giovani in cerca di lavoro, il settore agricolo raccoglie appena il 9% delle preferenze professionali.

Molto più attrattivi risultano:

  • comunicazione e marketing (22%)
  • Pubblica Amministrazione (21%)
  • digitale e nuove tecnologie (19%)

L’agricoltura continua quindi a soffrire un problema strutturale di immagine: viene percepita come stabile ma poco innovativa. Paradossalmente, il fatto che il comparto sia considerato meno esposto ai rischi dell’intelligenza artificiale finisce per rafforzare l’idea di un settore distante dalla modernità tecnologica.

La sfida economica, trasformare l’agricoltura in impresa innovativa

Il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, individua nella dimensione culturale uno dei nodi centrali della crisi generazionale.

L’obiettivo dell’organizzazione è riposizionare il settore come modello di imprenditoria territoriale avanzata, puntando su:

  • formazione continua
  • business plan agricoli
  • utilizzo dell’AI in agricoltura
  • innovazione tecnologica
  • multifunzionalità aziendale

Tra le proposte sul tavolo emergono la creazione di una “scuola permanente dell’agricoltore”, una nuova formula di Società agricola emergente con co-investimento pubblico e un fondo Ismea dedicato ai giovani imprenditori agricoli.

Il nodo demografico

Il problema non riguarda solo l’ingresso dei giovani, ma anche l’uscita degli anziani dal settore. In molte aree interne, gli agricoltori continuano a lavorare oltre l’età pensionabile per assenza di ricambio.

Da qui la proposta di una staffetta intergenerazionale, con incentivi fiscali per favorire l’affiancamento tra agricoltori senior e nuove generazioni.

Sul tavolo anche il tema delle pensioni agricole, considerate da Cia uno strumento decisivo per liberare spazio occupazionale e garantire dignità economica a chi ha lavorato per decenni nella cura del territorio.

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