Secondo un’elaborazione di Confesercenti su dati Unioncamere e del Ministero del Lavoro (Sistema informativo Excelsior), nel trimestre aprile-giugno 2026 le imprese di commercio, turismo e ristorazione prevedono 626mila ingressi, circa 12mila in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato, in un contesto ancora segnato da tensioni internazionali e volatilità economica, riflette una certa fiducia da parte delle imprese, che continuano a programmare assunzioni per affrontare la stagione primaverile ed estiva. A trainare è soprattutto il comparto turistico, che include ricettività e ristorazione, con 418mila entrate previste, oltre 20mila in più rispetto alla primavera dello scorso anno. Più di un’impresa su tre nel settore dichiara l’intenzione di assumere.
All’interno del macrosettore, la ristorazione si conferma il principale motore occupazionale, con 301mila figure ricercate, pari a oltre il 70% della domanda complessiva. Le posizioni più richieste riguardano camerieri, baristi, cuochi e aiuto cuochi. Rimane però elevata la difficoltà di reperimento: il 44% delle posizioni risulta di difficile copertura, a causa della carenza di candidati o della non adeguatezza dei profili disponibili.
Nel comparto della ricettività le entrate stimate sono circa 22,5mila, con domanda concentrata su addetti alla reception, portieri e personale di accoglienza. Anche in questo caso le imprese segnalano criticità significative, con il 41% delle ricerche considerate difficili da soddisfare.
Diversa la dinamica nel commercio, dove si registra un rallentamento. Su 328mila imprese analizzate, il 18,9% prevede nuove entrate, per un totale di 208,5mila unità, in calo di oltre 8mila rispetto allo stesso trimestre del 2025. Le figure più richieste restano addetti alla vendita, commessi e responsabili di negozio, ma anche qui persistono difficoltà di reperimento, che riguardano il 31% delle posizioni.
Nel complesso, commercio, turismo e ristorazione si confermano pilastri dell’occupazione in Italia. A fine 2025 i tre comparti contavano circa 4,5 milioni di addetti, con un incremento di 351mila unità rispetto al 2019, ultimo anno pre-pandemia. Tuttavia, la crescita è interamente attribuibile al lavoro dipendente, mentre gli autonomi risultano in calo di 177mila unità.
Secondo il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, la tenuta della domanda di lavoro rappresenta un segnale positivo, ma resta legata all’evoluzione del contesto internazionale. Tra le principali criticità emergono il tema del lavoro povero e la diffusione di contratti al ribasso, che alimentano una concorrenza salariale negativa. A ciò si aggiunge il progressivo impoverimento del lavoro autonomo: dal 2007 il reddito medio di piccoli imprenditori e partite Iva è diminuito di circa 9.800 euro, a causa dell’aumento dei costi, della pressione fiscale, della burocrazia e della debolezza dei consumi.
