Skip to content Skip to footer

Terziario: senza le giuste competenze a rischio mezzo milione di lavoratori mancanti, entro il 2035

Fase critica per il terziario italiano che rischia di ridefinire profondamente gli equilibri del mercato del lavoro. I dati sono evidenziati in una ricerca di Confcommercio realizzata insieme all’Università degli Studi Roma Tre.

Nel 2026 mancheranno fino a 275mila lavoratori, destinati a diventare circa 470mila entro il 2035. Non si tratta più di una fluttuazione ciclica, ma di una vera emergenza strutturale, alimentata da demografia, innovazione e trasformazioni nei modelli di consumo.

A pesare è soprattutto il crescente mismatch di competenze tra domanda e offerta. Oggi il problema è ancora in gran parte quantitativo — con il 70% delle posizioni scoperte dovuto alla carenza di candidati — ma nel prossimo decennio diventerà sempre più qualitativo: il gap di competenze salirà fino a circa il 45%, rendendo sempre più difficile trovare profili adeguati.

I settori più colpiti sono servizi e turismo, che già oggi concentrano quasi i tre quarti delle posizioni vacanti, con oltre 200mila posti scoperti. Una dinamica destinata a rafforzarsi: entro il 2035 si stimano crescite del fabbisogno pari al +73% nel turismo e al +69% nei servizi, seguiti da logistica, commercio e Gdo.

Il nodo delle competenze

La vera criticità non sarà solo quanti lavoratori mancheranno, ma quali. Il sistema formativo fatica a tenere il passo con l’evoluzione degli skillset richiesti. I dati mostrano un peggioramento significativo per i percorsi tradizionali: il mismatch nelle lauree triennali e magistrali supererà il 90%, mentre resterà più contenuto per gli Its, intorno al 23-25%, confermandoli come il canale più vicino alle esigenze delle imprese.

Questo disallineamento rallenterà le transizioni scuola-lavoro, aumentando i tempi di inserimento, i costi di formazione iniziale e l’instabilità nei primi anni di carriera. Non è solo un problema per le imprese: è un freno all’intero sistema economico.

Produttività e fragilità

Accanto alla carenza visibile emerge un fenomeno più silenzioso ma altrettanto critico: l’obsolescenza delle competenze. Entro dieci anni, oltre il 60% dei lavoratori del terziario — più di 10 milioni di persone — rischia di vedere superato il proprio bagaglio professionale. L’impatto stimato è una perdita di produttività fino al 15%.

Parallelamente cresce la fragilità occupazionale. Aumentano le cessazioni nei primi mesi di lavoro (+45%), le dimissioni precoci (+65%) e i mancati rientri nel mercato del lavoro, che saliranno dal 22,8% al 26,9%. Il mismatch non genera solo posti vacanti, ma anche rapporti di lavoro più brevi e instabili.

I bacini da attivare

Il recupero dei lavoratori mancanti passa da più fronti. I principali bacini individuati dalla ricerca sono:

  • giovani in transizione scuola-lavoro
  • donne, spesso penalizzate dal part-time involontario
  • lavoratori stranieri, già in crescita
  • senior, sempre più coinvolti
  • apprendistato, ancora sottoutilizzato

Tuttavia, nessuno di questi serbatoi è sufficiente da solo: la frammentazione dell’offerta rende il problema ancora più complesso.

Formazione e sistema

Per affrontare l’emergenza servono interventi coordinati quali: rafforzare gli Its, rivedere i percorsi universitari, potenziare orientamento e collaborazione tra scuola e imprese, investire in formazione continua e capitale umano, integrare intelligenza artificiale e nuove tecnologie nei processi produttivi

Sul piano pubblico, è necessaria una programmazione di lungo periodo capace di accompagnare le trasformazioni del lavoro. Il terziario rappresenta circa il 50% delle assunzioni giovanili ed è il principale punto di ingresso nel mercato del lavoro. Se il mismatch continuerà a crescere, il rischio è un sistema incapace di trasformare la formazione in occupazione stabile.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...