Parte la fase attuativa della riforma fiscale del Terzo settore. Con la circolare pubblicata dall’Agenzia delle Entrate arrivano le prime istruzioni su iscrizione al Runts, criteri di non commercialità e nuovi regimi agevolati. Un passaggio chiave per oltre 100mila enti tra associazioni, fondazioni e organizzazioni di volontariato.
Corsa al Runts entro marzo 2026
Con l’abrogazione dell’Anagrafe Onlus, gli enti già iscritti al 31 dicembre dovranno presentare domanda di iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) entro il 31 marzo 2026, adeguando statuti e documentazione contabile. In caso di accoglimento, la qualifica di Ente del Terzo settore (Ets) decorrerà dal 1° gennaio 2026, senza interruzioni fiscali.
Il passaggio al nuovo registro, istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, diventa così uno snodo strategico anche per la continuità delle agevolazioni.
Non commercialità: soglia di tolleranza al 6%
Cuore della riforma è il nuovo “test” per distinguere attività commerciali e non commerciali ai fini Ires. Le attività di interesse generale restano non commerciali se i corrispettivi non superano i costi effettivi, con una franchigia del 6% per un massimo di tre esercizi consecutivi.
Per gli enti con proventi sotto i 300mila euro la verifica può essere effettuata in modo unitario, semplificando gli adempimenti per le realtà di minori dimensioni.
Forfettario fino a 85mila euro
Dal 2026 entra in vigore il nuovo regime forfettario per Organizzazioni di volontariato (OdV) e Associazioni di promozione sociale (Aps), con soglia di ricavi commerciali fissata a 85mila euro. L’accesso è subordinato all’iscrizione al Runts e al rispetto del tetto nel periodo precedente.
La circolare 1/E segna dunque l’avvio concreto della riforma fiscale del Terzo settore: un riassetto che impatta governance, pianificazione economica e sostenibilità finanziaria di un comparto sempre più rilevante nel sistema produttivo e nel welfare italiano.
