Il Ministero dell’Economia e delle Finanze accelera sul fronte del finanziamento del debito pubblico e affida a un pool di primarie banche internazionali il collocamento di una nuova emissione dual tranche, composta da un Btp benchmark a 10 anni e da un Btp€i a 20 anni indicizzato all’inflazione dell’area euro. L’operazione sarà realizzata tramite sindacato, una modalità tipicamente utilizzata per il lancio di nuovi titoli di riferimento e per operazioni di grande dimensione rivolte a investitori istituzionali globali.
Nel dettaglio, l’emissione riguarda un Btp con scadenza 1° luglio 2036 e un Btp€i con scadenza 15 febbraio 2046, quest’ultimo legato all’indice armonizzato dei prezzi al consumo dell’Eurozona al netto dei prodotti a base di tabacco. La struttura consente al Tesoro di presidiare simultaneamente il tratto intermedio della curva dei rendimenti, rappresentato dal decennale – punto di riferimento per il mercato – e il segmento lungo indicizzato, particolarmente richiesto in fasi di incertezza sull’evoluzione dell’inflazione.
Il collocamento è stato affidato a Banco Santander, Citibank, Crédit Agricole, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo e Société Générale, a conferma dell’ampio coinvolgimento del sistema bancario internazionale nelle operazioni di funding del debito italiano. La scelta del sindacato permette di massimizzare la visibilità dell’emissione, favorire una distribuzione più ampia e gestire con maggiore flessibilità il pricing rispetto alle tradizionali aste.
La tempistica dell’operazione non è stata ancora definita in modo puntuale: il Tesoro procederà “nel prossimo futuro”, in funzione delle condizioni di mercato, mantenendo così la possibilità di cogliere finestre favorevoli in termini di domanda e livelli di rendimento. Contestualmente, il Mef ha comunicato la cancellazione dell’asta di Btp€i prevista per il 24 aprile 2026, una scelta tecnica volta a evitare sovrapposizioni e a concentrare l’interesse degli investitori sulla nuova emissione sindacata.
Le prime indicazioni di mercato evidenziano richieste complessive che hanno superato i 190 miliardi di euro, a fronte di un’offerta sensibilmente inferiore. Il dato riflette sia l’attrattività dei rendimenti offerti sia il contesto di mercato, caratterizzato da una persistente ricerca di strumenti relativamente sicuri e da strategie di diversificazione da parte degli investitori istituzionali.
L’operazione si inserisce nella più ampia strategia di gestione del debito pubblico, orientata ad allungarne la vita media, rafforzare i benchmark lungo la curva e ampliare la base degli investitori. In particolare, il ritorno su una scadenza lunga indicizzata all’inflazione segnala l’attenzione del Tesoro verso scenari in cui la dinamica dei prezzi potrebbe restare un fattore rilevante nel medio-lungo periodo, rendendo appetibili strumenti in grado di offrire protezione reale del capitale.
