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Theatro Mirabilia, il viaggio simbolico di DcDedalus

Nella  cornice della dimora d’arte RiBo104 di Mondaino, borgo medievale della provincia di Rimini, è stata presentata in anteprima Theatro Mirabilia, l’opera/libro di DcDedalus (Davide Conti), autore che si distingue per un percorso creativo fuori dagli schemi e per una ricerca capace di intrecciare arte, simbolismo e riflessione contemporanea.

A guidare il pubblico nella lettura dell’opera è stata la storica dell’arte Ilaria Rossi, che ha proposto un approfondimento critico dedicato ai riferimenti iconografici e alla complessa architettura simbolica del lavoro di DcDedalus. Attraverso un dialogo tra la tradizione della storia dell’arte e i linguaggi dell’estetica contemporanea, Rossi ha evidenziato come Theatro Mirabilia si inserisca nel solco dei grandi percorsi allegorici della cultura occidentale, reinterpretandoli con un linguaggio visivo attuale.

Più che un libro, Theatro Mirabilia si configura come un Theatro della Memoria contemporaneo: un’opera immersiva che invita il lettore a intraprendere un percorso di conoscenza interiore. Il viaggio narrato richiama il tema del Nostos, il ritorno alla propria origine, e conduce attraverso il labirinto dell’oblio fino all’incontro con il sacro Assoluto, in un itinerario che attraversa ombra e luce, memoria e trasformazione.

L’opera è costruita come un percorso in tre atti, scandito da arcani che accompagnano il lettore lungo un processo di progressiva metamorfosi. In Inferno/Paradiso emerge il confronto con le paure profonde e con l’inconscio, dove la dualità diventa occasione di trasformazione. Il Giardino delle Delizie rappresenta invece il territorio della trasgressione, dell’abbandono ai sensi e dell’eccesso, inteso come possibile via di liberazione ma anche come rischio di smarrimento. Con Splendor Solis si compie infine la metamorfosi, quando il velo dell’illusione si dissolve e il cammino conduce verso una nuova consapevolezza. Il percorso culmina nell’incontro al centro del labirinto, dove Dedalus, il Daimon e il Sole rivelano il significato ultimo dell’esperienza: il Ritorno, incarnato dal simbolo del Leone Rosso.

Al centro della narrazione si trova Dedalus, figura archetipica del pellegrino e del cercatore, protagonista di una discesa nella propria Notte Buia. Al suo fianco agisce il Daimon, guida silenziosa che accompagna il cammino tra luce e ombra, custodendo il destino dell’errante fino alla rivelazione finale. L’intero percorso assume così il valore di una riflessione sulla trasformazione personale, dove il viaggio esteriore diventa specchio dell’esperienza interiore.

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