È questo il dato più incoraggiante che emerge dal focus di Unioncamere Piemonte, realizzato a luglio 2025 su un campione di circa 1.700 imprese del settore manifatturiero regionale.
Secondo l’indagine, la percentuale di aziende che considerano la transizione energetica non prioritaria scende dal 74,1% del 2024 al 71,5% di oggi, segnalando un crescente dinamismo nel tessuto produttivo piemontese.
Le grandi imprese fanno da traino
La dimensione aziendale risulta un fattore determinante. Solo il 10,4% delle microimprese con meno di 10 addetti ha investimenti in corso, mentre la percentuale sale al 59,7% per le aziende con oltre 250 dipendenti. Complessivamente, il 77,8% delle imprese con più di 50 addetti è coinvolto nella transizione, contro appena il 24,5% delle realtà più piccole.
Dove si investe
Tra le aziende che hanno scelto di investire, la priorità è chiara: il 65,7% punta sulle fonti rinnovabili, con il fotovoltaico già presente nel 23% delle imprese. Il miglioramento dell’efficienza energetica interessa il 46,6%, mentre digitalizzazione e monitoraggio dei consumi riguardano il 10,5%. Infine, il 9,5% delle aziende ha implementato sistemi di accumulo di energia.
Chi produce energia in proprio copre in media quasi un terzo (32,3%) del proprio fabbisogno energetico totale.
Motivazioni e ostacoli
Il principale driver degli investimenti resta economico: per il 45,1% delle aziende l’obiettivo è ridurre i costi operativi, mentre il 19% punta alla sostenibilità ambientale. Non mancano però criticità: il 42,2% delle imprese non percepisce benefici immediati, evidenziando la necessità di tempi più lunghi per valutare i ritorni.
Tra gli ostacoli principali figurano i costi di investimento elevati (58,5%), la burocrazia complessa (31,5%) e l’incertezza normativa (22,4%). Inoltre, oltre il 70% delle imprese non dispone di figure professionali interne dedicate alla transizione energetica, affidandosi in larga misura a consulenti esterni.
Nuove collaborazioni e prospettive future
Un fenomeno in crescita è rappresentato dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (C c): se il 37,2% delle imprese ancora non le conosce, un 3,8% ha già aderito o realizzato una Cer, mentre il 12,6% si dice interessato a farne parte.
Nonostante le sfide, i segnali restano positivi. La transizione energetica sta gradualmente diventando una leva strategica per le imprese piemontesi, con ricadute economiche e ambientali significative per tutto il territorio.
“I dati di quest’anno sono un segnale di grande incoraggiamento – commenta Gian Paolo Coscia, Presidente di Unioncamere Piemonte –. Un numero sempre maggiore di imprese ha compreso la portata strategica degli investimenti in efficienza e fonti rinnovabili. Ora il nostro compito è supportare questa spinta e trasformarla in vantaggio competitivo per l’intero sistema produttivo regionale”.
