La spinta arriva dalla direttiva europea 2023/970 sulla pay transparency, che mira a superare l’opacità che ancora caratterizza gran parte del tessuto produttivo nazionale.
Secondo i dati, il 51% dei lavoratori italiani discute di stipendio solo con il partner, il 28% con familiari o amici, mentre appena l’8% condivide informazioni con i colleghi. Numeri che confermano come parlare di retribuzione resti ancora un tabù nelle organizzazioni italiane.
Il cambiamento per le Pmi italiane
Il tessuto imprenditoriale nazionale, composto per oltre il 90% da Pmi, deve affrontare una sfida rilevante. Molte aziende operano con sistemi retributivi poco formalizzati e scarsa trasparenza, rendendo necessario un salto di qualità nei processi e nella cultura organizzativa.
Lo conferma lo studio European Hr Leaders Survey condotto da Sesame Hr, che ha coinvolto oltre 570 direttori e responsabili Hr in Europa. Secondo la ricerca, la trasparenza salariale e l’equità retributiva sono tra le principali sfide emergenti per le organizzazioni, ma molte aziende non sono ancora pronte a gestirle in termini di strumenti, processi e cultura.
Il quadro è quello di una funzione Hr in trasformazione: oltre il 60% dei team dedica più del 40% del proprio tempo ad attività amministrative, rallentando la capacità di affrontare temi complessi come la trasparenza salariale.
Opportunità strategica e digitale
Secondo gli esperti, la trasparenza salariale può diventare un vero vantaggio competitivo. Le aziende che riusciranno a comunicare con chiarezza, applicare criteri oggettivi e utilizzare soluzioni tecnologiche adeguate, come quelle offerte da Sesame Hr, potranno rafforzare la fiducia interna, migliorare la coerenza dei processi e attrarre talenti più qualificati.
In un mercato del lavoro sempre più competitivo, la trasparenza non è più solo compliance: è strumento strategico per crescere, costruire equità e consolidare la cultura aziendale.
Trasparenza come leva di fiducia e responsabilità
Per Tiago Santos, Vp of Community and Growth di Sesame Hr, “non basta rendere visibili gli stipendi: le aziende devono costruire sistemi chiari, criteri oggettivi e percorsi di crescita comprensibili. La vera sfida è spiegare come gli stipendi si costruiscono e come evolvono nel tempo, riducendo le asimmetrie e rafforzando il rapporto tra aziende e persone.”
La direttiva europea non si limita a imporre la comunicazione degli stipendi, ma richiede chiarezza sui criteri di crescita, valutazione delle performance e sistemi di inquadramento, stimolando un’evoluzione più ampia dei modelli di gestione delle persone.
