È quanto emerge da una relazione speciale della Corte dei conti europea, che analizza l’attività del Comitato economico e sociale europeo (Cese) e del Comitato europeo delle regioni (CdR).
Secondo gli auditor, entrambi i Comitati, istituiti dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, svolgono un ruolo chiave nel collegare istituzioni e società civile, ma presentano criticità rilevanti. In particolare, i loro pareri non sono sempre emessi in tempo utile per influenzare il processo decisionale europeo e manca una valutazione sistematica del loro impatto sulla legislazione finale.
La tempistica rappresenta uno degli aspetti più critici. Nel periodo 2019-2024, i pareri obbligatori del Cese sono stati adottati prima del voto nelle commissioni parlamentari nell’84% dei casi, mentre per il CdR la quota scende al 74%. Tuttavia, nessuno dei due organismi dispone di strumenti automatizzati per monitorare le scadenze, con il rischio di ritardi che ne riducono l’efficacia.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l’utilizzo degli esperti. I pareri sono spesso elaborati con il supporto di consulenti esterni, ma la selezione avviene senza criteri trasparenti, con possibili rischi di distorsioni e criticità reputazionali. La Corte raccomanda l’introduzione di criteri chiari e la creazione di registri pubblici degli esperti, già presenti solo parzialmente.
Dal punto di vista qualitativo, i Comitati garantiscono standard elevati nella redazione dei pareri, ma tendono a concentrarsi sulla visibilità e sul volume delle attività, piuttosto che sugli effetti concreti delle loro raccomandazioni. Gli auditor suggeriscono l’introduzione di indicatori basati sull’impatto, in grado di misurare quanto i pareri vengano effettivamente recepiti nelle normative europee.
