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Unicamere: oltre 12mila imprese italiane certificate per la parità di genere, il 43% è costituito da donne

Lo ha reso noto Unioncamere durante l’audizione sullo schema di decreto legislativo in tema di gender pay gap davanti alla Commissione XI Lavoro della Camera dei Deputati, sottolineando come l’adesione volontaria abbia superato ogni aspettativa, segnando un cambiamento culturale profondo.

Gli obiettivi del Pnrr prevedevano almeno 3.000 imprese certificate entro il 30 giugno 2026, di cui almeno il 60% costituite da Pmi. I dati aggiornati evidenziano che il traguardo è stato ampiamente superato, confermando la certificazione della parità di genere come la quarta certificazione più utilizzata, preceduta solo dai sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente e la salute e sicurezza sul lavoro. La misura è realizzata dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con Unioncamere come soggetto attuatore.

I dati mostrano una polarizzazione netta tra i settori industriali e dei servizi. Il settore delle Costruzioni registra il maggior numero di imprese certificate (3.150), seguito dalle Attività manifatturiere con 1.811 imprese, che insieme rappresentano circa il 40% del totale. La media ponderata femminile sull’intero campione è del 43,12%, con forti variazioni tra settori: dal minimo dell’11,32% nelle Estrazioni minerali al massimo del 76,80% nelle Attività artistiche e sportive.

Sul piano geografico, Lombardia e Lazio dominano il campione, con 4.753 imprese (38,5% del totale) e oltre 1,4 milioni di dipendenti (circa il 51% dell’intero dataset). La Lombardia conta il maggior numero assoluto di lavoratrici (402.665), mentre la Sardegna (42,61%) e la Lombardia (42,52%) presentano le medie percentuali femminili più alte per impresa. Le regioni con le medie più basse sono l’Abruzzo (27,76%) e il Molise (28,29%).

La presenza femminile è massima nelle micro-imprese (1-5 addetti), con il 63,96%, mentre si riduce nelle Pmi fino al minimo del 30,39% nella fascia tra i 30 e i 49 addetti. Nelle grandi imprese (oltre 250 addetti) l’incidenza si stabilizza al 44,63%, applicandosi a oltre un milione di lavoratrici, suggerendo che le strutture organizzative più complesse tendano a riflettere una distribuzione di genere più vicina alla media nazionale.

“Questo dimostra che la parità di genere è percepita non solo come un costo, ma come un asset reputazionale e organizzativo fondamentale per attrarre talenti”, ha sottolineato il vice segretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei.

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