È questo il principale messaggio emerso dalla seconda edizione di “Alta Formazione, Ricerca e Innovazione: Università e Imprese per la Competitività del Paese“, l’iniziativa promossa da Confindustria e dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), che ha riunito a Roma rappresentanti del mondo accademico, delle imprese e delle istituzioni.
L’obiettivo dell’incontro è stato individuare proposte operative per rafforzare il contributo della ricerca, della formazione e del trasferimento tecnologico alla crescita economica del Paese, al termine di un percorso di confronto sviluppato attraverso sei tavoli di lavoro dedicati ai principali temi dell’ecosistema dell’innovazione.
Tra le priorità condivise figurano il potenziamento delle lauree professionalizzanti e del raccordo con gli Its Academy, il sostegno all’imprenditorialità accademica, la valorizzazione della proprietà intellettuale e dei brevetti, il consolidamento dei dottorati innovativi e industriali, l’attrazione di talenti internazionali e il rafforzamento delle attività di trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo.
Particolare attenzione è stata dedicata proprio al trasferimento tecnologico, considerato uno degli strumenti chiave per aumentare la competitività del sistema industriale italiano. Tra le proposte emerse figurano il riconoscimento delle attività di trasferimento tecnologico nei criteri di valutazione degli atenei e delle carriere accademiche, il rafforzamento delle strutture dedicate all’innovazione, la creazione di strumenti più efficaci di collegamento tra domanda industriale e ricerca universitaria e la necessità di garantire continuità ai dottorati industriali anche oltre la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Nel corso dell’iniziativa è stato inoltre evidenziato il valore strategico dell’internazionalizzazione, con particolare riferimento al progetto “Italy Calls India”, nato per favorire l’inserimento nel sistema produttivo italiano degli studenti indiani formati negli atenei nazionali. Un modello che, secondo i promotori, potrebbe essere esteso anche ad altri Paesi, contribuendo ad attrarre nuove competenze e a contrastare la carenza di profili altamente qualificati.
Per il vicepresidente di Confindustria per Education e Open Innovation, Riccardo Di Stefano, l’iniziativa conferma “un’alleanza strategica tra chi genera conoscenza e chi la trasforma in valore”, evidenziando la necessità di costruire ponti tra università e imprese per affrontare le grandi transizioni – digitale, verde, tecnologica e demografica – valorizzando la tradizione manifatturiera e accademica del Paese.
Anche Francesco De Santis, vicepresidente di Confindustria per Ricerca e Sviluppo, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di consolidare i risultati ottenuti negli ultimi anni.
Secondo De Santis, nel 2025 le domande di brevetto presentate da università ed enti pubblici di ricerca sono aumentate di circa il 20%, mentre i dottorati innovativi e industriali hanno superato quota 6.000 grazie agli investimenti del Pnrr. A ciò si aggiunge una crescita annua del 7% degli investimenti privati in ricerca e sviluppo e il buon andamento dell’export. “La sfida è trasformare sempre più questa capacità in brevetti, prodotti, processi e servizi innovativi, superando il divario tra eccellenza scientifica e innovazione industriale”, ha sottolineato.
“La competitività dell’Italia non dipenderà soltanto dalle risorse investite nella ricerca o dal numero dei laureati, ma dalla capacità di trasformare la conoscenza in sviluppo, facendo lavorare università e imprese come parti di uno stesso progetto per il Paese”, ha affermato la presidente della Crui, Laura Ramaciotti, sottolineando come l’obiettivo sia rendere il rapporto tra mondo accademico e sistema produttivo più stabile, diffuso e capace di generare valore.
