Una narrazione che, anziché giocare sull’allarmismo e la paura, sposti l’attenzione sui dati reali, sulle cause, sulle tante sfaccettature del problema, e soprattutto sul legame indissolubile tra sicurezza da un lato, e inclusione e coesione sociale, dall’altro.
Sono questi i fili conduttori del convegno “Di cosa parliamo quando parliamo di sicurezza?”. A promuoverlo l’università di Verona insieme alle associazioni Gruppo Radici dei Diritti dell’ateneo scaligero, l’Osservatorio di comunità per i diritti e i doveri sociali, l’associazione Avvocato di Strada, l’associazione Sulle Orme e la Ronda della Carità.
Dopo i saluti iniziali della delegata del rettore al Public Engagement Olivia Guaraldo, della neo-questora di Verona, Rosaria Amato, e brevi interventi introduttivi di alcuni rappresentanti delle associazioni promotrici, è stato il sociologo Luca Mori, docente dell’ateneo scaligero, ha affrontatoil tema “Sicurezza ed inclusione, insicurezza ed esclusione”.
Il noto giornalista e scrittore Gian Antonio Stella parlerà poi di “Paura e informazione: come i media raccontano la sicurezza”. A seguire Sara Benetti, dell’associazione Sulle Orme, ha raccontato le buone e le cattive pratiche degli apparati di sicurezza che condizionano il lavoro di integrazione e recupero sociale delle persone marginalizzate; infine, l’avvocato Enrico Varali ha affrontato il nodo “Diritto e percezione sociale della sicurezza”, che si connette anche al dibattito pubblico sul disegno di legge “sicurezza” recentemente approvato dalla Camera dei deputati.
