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Utili trimestrali superiori alle attese con qualche divergenza fra Stati Uniti ed Europa

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, oltre il 90% delle società rappresentate nell’S&P 500 ha già reso noti i dati relativi ai primi tre mesi dell’anno. Si nota, in proposito, che prevalgono le sorprese positive in termini sia di fatturato (per il 68% delle imprese) sia di utili (per il 77% delle imprese). Tale risultato si deve soprattutto alle caute previsioni formulate a inizio anno. In particolare, dato il contesto di forte aumento di tassi di interesse e inflazione, erano state previste pressioni sui margini aziendali. Da una media dei bilanci sinora pubblicati risulta tuttavia un calo meno consistente di quanto temuto, pari al -3% rispetto al trimestre precedente, mentre gli analisti avevano stimato una flessione media del 7%. Le società dell’S&P 500 hanno registrato un incremento medio migliore del previsto in termini di fatturato (+2,6%) e utili (+6,4%). Nello specifico, tale performance si deve a un contesto economico nel complesso più solido, sostenuto da consumi più stabili rispetto alle attese. Inoltre le prime 10 società del settore tecnologico Usa hanno mantenuto la loro posizione sul mercato globale. Il calo dei prezzi di petrolio e gas ha contribuito a una riduzione dei costi, un trend importante soprattutto per l’Europa. Le società dell’EuroStoxx50 hanno conseguito un rialzo degli utili addirittura del 3%. E la stabilizzazione è stata generale. I produttori di beni di lusso ma anche le utility, le compagnie petrolifere, le società attive nei generi alimentari e persino le case automobilistiche hanno riportato dati di bilancio relativamente solidi. Evidentemente in molti casi è stato possibile alzare i prezzi prima che l’incremento dei costi iniziasse a incidere sui risultati. Pertanto settori come quello automobilistico sono riusciti a conseguire utili più consistenti malgrado vendite unitarie inferiori. Per quanto riguarda i generi alimentari i consumatori sono sembrati disposti ad accettare un netto rincaro nel quadro dell’aumento generalizzato dei prezzi. Da uno sguardo ai grandi marchi europei si nota che a fronte di vendite stagnanti o leggermente negative il fatturato è cresciuto del 10% circa proprio grazie a ll’incremento dei prezzi. Nel settore bancario europeo le sorprese positive sugli utili hanno riguardato addirittura il 95% delle società, con risultati mediamente superiori alle attese del 24%.

Oltreoceano è accaduto l’esatto opposto: gli istituti Usa, e in particolare le banche regionali, risentono della curva invertita dei tassi e faticano a trattenere i depositi di grandi dimensioni. Se i clienti chiudono i depositi in massa, le banche devono realizzare le perdite sugli investimenti in obbligazioni governative. Ecco perché gli utili del settore sono sotto pressione. Di conseguenza, da inizio anno l’indice delle banche Usa registra perdite record e risulta essere il sotto indice con il dato peggiore in termini di sorprese positive sul fronte degli utili.

A metà del secondo trimestre gli investitori sono combattuti circa le prospettive future. Malgrado il lieve aumento della fiducia sulla scia di risultati aziendali superiori alle aspettative, il calo di diversi indicatori economici anticipatori, tra cui il recente sondaggio Zew per la Germania o i dati sulla produzione in Germania e negli Stati Uniti (v. l’indice Empire Manufacturing), induce alla cautela.

Gli ultimi sondaggi della Bank of America (BofA) tra gli investitori istituzionali globali portano alla medesima conclusione (Bank of America Research). Le previsioni sulla crescita sono ancora caratterizzate da un forte scetticismo, simile a quello registrato durante la crisi finanziaria, le allocazioni nel mercato monetario si attestano a livelli record e gli asset rischiosi sono tuttora sottopesati.

Naturalmente anche i vertici aziendali (i Chief Executive Officer, o Ceo) e gli analisti sono consapevoli dei rischi di recessione e si esprimono con prudenza sul prosieguo dell’anno. Stando alle indagini di BofA, il consensus prevede una crescita degli utili pressoché nulla, anche se alcuni dirigenti d’azienda hanno azzardato stime a due cifre e l’andamento operativo appare ancora solido.

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