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Valore aggiunto dell’agricoltura in Europa tra crescita e disparità nazionali

La pubblicazione Cifre chiave sulla filiera alimentare europea – Edizione 2025, uscita a dicembre, ripercorre l’intero percorso del cibo dall’agricoltura al consumatore finale. Tra i vari aspetti analizzati, il rapporto sul valore aggiunto del settore agricolo offre uno spaccato interessante sull’economia europea.

Nel 2024, il settore agricolo dell’Unione Europea ha generato un valore aggiunto pari all’1,2% del Pil, in lieve aumento rispetto al 2009 (+0,1 punti percentuali). La media europea, però, nasconde forti differenze tra i singoli paesi.

I paesi in cui l’agricoltura pesa maggiormente sull’economia sono Grecia (3,2%), Romania (2,5%) e Spagna (2,3%), seguiti da Bulgaria, Italia e Croazia (1,8%). Sul fronte opposto, in 12 paesi Ue il valore aggiunto agricolo rappresenta meno dell’1% del Pil, con Lussemburgo e Malta ai minimi, entrambe allo 0,2%.

Guardando all’evoluzione dal 2009, si nota una dinamica diversificata: Grecia (+0,9 pp), Lettonia (+0,6 pp) e Spagna (+0,5 pp) hanno visto crescere il peso dell’agricoltura, mentre Romania (-2,2 pp), Bulgaria (-1,4 pp), Malta e Croazia (-0,7 pp ciascuno) hanno registrato i cali più marcati.

Secondo gli analisti, queste differenze riflettono non solo le diverse strutture economiche dei paesi, ma anche politiche agricole nazionali, produttività e grado di industrializzazione. In generale, l’agricoltura continua a svolgere un ruolo più rilevante nei paesi mediterranei e dell’Europa orientale, mentre le economie più industrializzate e terziarie mostrano un’incidenza molto bassa.

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