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Vendite deboli e rischio desertificazione: il 2025 difficile del commercio tradizionale

La dinamica congiunturale mostra una modesta variazione positiva dell’ultimo trimestre del 2025 rispetto al terzo, ma il quadro complessivo dei consumi resta fragile, con la spesa per servizi, esclusa dall’indice delle vendite al dettaglio, che continua a rappresentare il principale sostegno alla domanda.

I consumi di beni, al contrario, hanno confermato a dicembre e nell’intero 2025 una debolezza strutturale preoccupante, riflettendo le difficoltà di tenuta del potere d’acquisto e l’incertezza del contesto economico.

Parte della flessione registrata su base mensile nei beni non alimentari è riconducibile all’anticipazione di alcuni acquisti a novembre, ma al netto di questo effetto emerge con chiarezza come le imprese di minori dimensioni abbiano attraversato un altro anno particolarmente difficile, con una perdita di mezzo punto percentuale in valore rispetto alla crescita media del comparto (+0,8%) e, soprattutto, con un divario sempre più ampio rispetto al +2,9% del commercio elettronico e al +3,2% dei discount alimentari.

Secondo Confcommercio, questi gap andrebbero colmati al rialzo per evitare che prosegua il processo di desertificazione commerciale, fenomeno che sta ridisegnando il tessuto economico e urbano di molte aree del Paese, penalizzando occupazione, prossimità dei servizi e vitalità dei centri cittadini.

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