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Nel corso del 2022 la fintech dell’invoice trading ha raddoppiato il transato e moltiplicato le adesioni alla piattaforma, raggiunto un margine operativo superiore al 70%, lanciato il servizio di reverse factoring, stretto accordi con primarie istituzioni finanziarie italiane e internazionali e consolidato la tecnologia proprietaria.

Workinvoice ha inoltre accresciuto il suo parterre di investitori istituzionali che operano sul marketplace aggiungendo tre nuovi asset manager e oggi ha una capacità di investimento superiore ai 2 miliardi di euro.

Per il 2023 la società prevede l’espansione internazionale in Europa continentale, la realizzazione di una user experience “zero upload”, un ulteriore allargamento della platea di investitori e degli accordi con il mondo bancario.

È sempre più rilevante in Italia il mercato dell’invoice trading, il canale alternativo per l’anticipo fatture che permette alle PMI di ottenere liquidità in tempi rapidi e a costi ridotti, grazie soprattutto al consolidamento di aziende come Workinvoice, fintech pioniera proprio in questo mercato e che oggi offre un ventaglio di servizi a valore aggiunto per le imprese. Nata nel 2015 per offrire una soluzione complementare all’anticipo fatture bancario e al factoring tradizionale, da inizio attività Workinvoice ha supportato attraverso la sua piattaforma migliaia di aziende che hanno monetizzato oltre 700 milioni di euro di crediti commerciali, con un incremento del 110% rispetto al 2021.

In aumento anche i clienti attivi: è infatti più che triplicato il numero di imprese che aderiscono alla piattaforma, a dimostrare il crescente interesse delle PMI italiane per un servizio che trasforma i crediti commerciali in un asset liquido in sole 48 ore attraverso un sistema interamente digitale, con il fine di fornire alle PMI gli strumenti per migliorare la gestione del capitale circolante e la pianificazione dei flussi di cassa – fondamentale anche nell’ottica di proteggere le aziende dall’incertezza economica di questi anni. È infatti noto che anche le imprese più sane possono trovarsi in una situazione di scarsa liquidità, non solo per via dell’attuale rincaro delle materie prime, ma anche in quanto l’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior ritardo nei pagamenti delle fatture (solo il 38,5% viene pagato con puntualità, secondo il più recente Studio Pagamenti di Cribis).

Il 2022 ha segnato anche la definitiva validazione del business model di Workinvoice: un marketplace digitale di facile accesso e con una logica di pay-per-use. Avendo raggiunto un break-even stabile già nel corso del 2021, la fintech chiude infatti il 2022 con un margine operativo superiore al 70%.

Tra le novità di Workinvoice del 2022 vi è inoltre il lancio di un ulteriore prodotto, che le ha permesso di allargare la platea di imprese clienti e raggiungere anche quelle più strutturate: “Smart Reverse” ovvero il reverse factoring digitale, che consente alle aziende di medie e grandi dimensioni di ricevere un’assistenza completa nella gestione dei propri debiti di fornitura.

Gli ultimi due anni sono stati protagonisti di un’evoluzione del posizionamento di Workinvoice all’interno dell’ecosistema dei servizi finanziari. Dopo essere stata la prima fintech italiana ad aver stipulato una partnership con un’azienda globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie (Crif), nel 2021 e 2022 sono stati molti gli accordi stretti con istituzioni finanziarie e corporate – come Azimut Marketplace, Banca Sella, Civibank, EnelX, Sparkasse – volti principalmente a integrare le soluzioni del marketplace nei servizi digitali offerti da banche e corporate ai propri clienti, grazie allo sviluppo di una tecnologia solida ma particolarmente flessibile e snella. Una piattaforma che viene continuamente aggiornata e perfezionata al fine di renderne sempre più semplice l’integrazione e l’utilizzo da parte dei clienti finali. Numerosi sono stati anche gli accordi con gli intermediari, tra cui Change Capital, Fidi Nordest, Neafidi, Confindustria Vicenza, che hanno permesso a Workinvoice di realizzare con successo un ampliamento della platea di imprese raggiunte.

La società ha stretto accordi non solo con le istituzioni finanziarie e con gli intermediari, ma anche con gli investitori; infatti, i crediti commerciali sono sempre più presenti nei portafogli dei fondi istituzionali internazionali. Workinvoice costituisce un canale sicuro ed affidabile per convogliare i capitali verso l’economia reale del nostro paese e anche nel 2022, in un contesto di mercato in cui il funding risulta problematico a causa della salita dei tassi, la fintech ha accresciuto il parterre di investitori istituzionali che operano sul marketplace, aggiungendo tre nuovi asset manager e raggiungendo oggi una capacità di investimento superiore ai 2 miliardi di euro. Infine, la società ha ulteriormente consolidato le relazioni con gli investitori istituzionali già operanti sul marketplace, grazie anche allo sviluppo di modelli di selezione e gestione dei dati tramite Api (Application Programming Interfaces) che facilitano l’integrazione con le piattaforme digitali degli asset manager.

“Il 2022 ha segnato per Workinvoice il consolidamento del proprio modello che viene sempre più apprezzato dal mondo delle istituzioni finanziarie e delle corporate – commenta Matteo Tarroni, Ceo e Co-Founder di Workinvoice. – Sin dall’inizio abbiamo voluto puntare sulla creazione di una piattaforma flessibile, snella e facilmente integrabile nell’offerta bancaria e oggi raccogliamo i frutti di questa scelta. Abbiamo inoltre voluto aprire un nuovo canale, quello del reverse factoring, per arrivare a tutte quelle imprese che vogliano contribuire al benessere finanziario della propria filiera – aggiunge Tarroni. – Il nostro modello continua a confermarsi attraente per gli investitori istituzionali a livello internazionale (accedono al marketplace fondi specializzati, che raccolgono capitali da assicurazioni e banche), e decisamente competitivo rispetto alle soluzioni del factoring tradizionale.”

Infine, Tarroni delinea i piani per l’anno appena iniziato: “La strategia della società per il 2023 prevede un miglioramento della user experience nell’ottica della realizzazione di un’esperienza “zero upload”, un ulteriore allargamento della platea di investitori e degli accordi con il mondo bancario, oltre a un’espansione internazionale in Europa continentale (inclusi i paesi non-core) con l’obiettivo di creare un hub di soluzioni per il working capital attraverso acquisizioni e accordi. Infatti, ogni anno si generano in Europa migliaia di miliardi di crediti commerciali, che se non gestiti adeguatamente presentano un rischio sistemico e un rallentamento della crescita. D’altro canto, rappresentano anche un’enorme opportunità per gli investitori istituzionali che guardano ad asset class diversificate e decorrelate rispetto agli investimenti tradizionali. Workinvoice e le altre piattaforme europee costituiranno sempre più un canale solido, sicuro e tecnologicamente avanzato per canalizzare questi capitali verso l’economia reale.”

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