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Wwf Italia, sessant’anni di ambiente e sostenibilità: la sfida è passata da economia e imprese

Il 5 luglio il Wwf Italia ha celebrato sessant’anni di attività, un traguardo che ha coinciso con l’evoluzione del rapporto tra sviluppo economico, tutela della natura e transizione ecologica. Fondato nel 1966 da Fulco Pratesi, il Wwf ha accompagnato il cambiamento culturale e normativo del Paese, contribuendo a fare dell’ambiente una leva strategica per la competitività e la qualità dello sviluppo.

L’anniversario è stato celebrato con il riconoscimento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricevuto una delegazione dell’associazione al Quirinale, e con la Benedizione Apostolica di Papa Leone XIV, che ha richiamato l’urgenza di una concreta conversione ecologica.

Dalle prime battaglie contro il consumo di suolo e la caccia indiscriminata alla nascita delle Oasi Wwf, fino alle campagne sulla biodiversità, sulle energie rinnovabili e sull’economia circolare, l’associazione ha contribuito alla definizione di importanti politiche ambientali nazionali ed europee e ha sostenuto anche l’approvazione della Nature Restoration Law.

Oggi le sfide hanno riguardato sempre più il sistema produttivo. La transizione energetica, la tutela del capitale naturale, la riduzione delle emissioni e l’adattamento ai cambiamenti climatici hanno rappresentato fattori decisivi per la competitività delle imprese e per la capacità del Paese di attrarre investimenti.

Dopo sessant’anni, il Wwf Italia ha rilanciato una sfida che riguarda non solo l’ambiente, ma anche il futuro dell’economia italiana: trasformare la sostenibilità in un motore stabile di crescita, innovazione e resilienza.

 

I commenti

 

Questi primi sessant’anni per il Wwf Italia non rappresentano un traguardo raggiunto ma semplicemente una tappa importante verso le nuove sfide che caratterizzeranno i prossimi decenni: sfide sempre più grandi e ravvicinate. La priorità resta proteggere e ripristinare la natura su larga scala, in linea con l’obiettivo internazionale di tutelare almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di riportare in salute almeno il 20% degli ecosistemi degradati; un compito che richiede competenze, presenza sul territorio e capacità di pressione che il Wwf ha costruito nel tempo. A questo si lega la necessità di accelerare la transizione energetica, abbandonando il più velocemente possibile i combustibili fossili (le ondate di caldo che stanno soffocando l’Europa sono un promemoria stringente) per puntare sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza”, ha dichiarato il Presidente del Wwf Italia Luciano di Tizio.

 

La tutela della natura deve essere sempre più integrata nei modelli economici, promuovendo l’economia circolare, la riduzione dell’inquinamento e il riconoscimento del valore del capitale naturale. Sfide che non riguardano più soltanto gli habitat, ma il modo stesso in cui produciamo, abitiamo e ci nutriamo: di qui l’impegno a trasformare i sistemi alimentari, urbani e idrici, favorendo pratiche agricole sostenibili, città resilienti e una gestione integrata delle risorse idriche – dichiara la Direttrice Generale del Wwf Italia Alessandra Prampolini -. Nessuno di questi processi, però, può diventare realtà per via esclusivamente normativa o tecnologica: per questo l’associazione punta a rafforzare il ruolo delle comunità e dell’educazione, coinvolgendo attivamente cittadini e imprese nella transizione ecologica. È il filo che tiene insieme tutto il resto, e che chiede di agire con urgenza e con visione globale, costruendo alleanze tra governi, società civile e settore privato per affrontare, strutturalmente, problemi che nessun attore può risolvere da solo”.

 

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