Skip to content Skip to footer

Zes 2.0: da Intesa Sanpaolo 60mld per attrarre investimenti e fare del Sud l’hub industriale del Mediterraneo

La Zes Unica diventa il perno della nuova strategia per la crescita del Paese. Intesa Sanpaolo e Confindustria rilanciano il progetto con Zes 2.0, un piano che mette a disposizione nuove risorse per sostenere gli investimenti produttivi, favorire nuovi insediamenti industriali e rafforzare la competitività dell’Italia, partendo dal Mezzogiorno ma con un’estensione delle opportunità anche alle imprese del Centro e del Nord.

Presentata a Bari, l’iniziativa prevede un nuovo plafond destinato a finanziare investimenti industriali, infrastrutture ed efficientamento energetico, accompagnato da un roadshow nazionale e internazionale per attrarre capitali esteri e incentivare nuove localizzazioni produttive.

Il progetto nasce dall’esperienza maturata negli ultimi anni con la Zona Economica Speciale, che secondo i promotori ha dimostrato come la semplificazione amministrativa e gli incentivi fiscali possano trasformarsi in un potente acceleratore di sviluppo.

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sottolinea che la Zes ha già generato un impatto economico complessivo pari a 59 miliardi di euro, con ricadute occupazionali superiori a 70 mila posti di lavoro, diventando un modello di politica industriale fondato su minore burocrazia e maggiore capacità di attrarre investimenti.

Per Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, il nuovo intervento rappresenta la naturale evoluzione dell’impegno assunto dalla banca fin dalla nascita della Zes, dopo aver sostenuto investimenti collegati allo strumento con finanziamenti per oltre 12 miliardi di euro e aver destinato, dal 2020, oltre 28 miliardi alle regioni meridionali.

Il Sud cresce più della media nazionale

A sostenere il progetto sono anche i dati del Check-up Mezzogiorno, realizzato da Confindustria e Srm, che fotografa un’economia meridionale più dinamica rispetto al resto del Paese.

Dal 2019 il Pil del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, contro il 6,3% della media italiana, mentre anche per il 2026 le stime indicano una crescita leggermente superiore rispetto al dato nazionale. A trainare questa dinamica sono soprattutto investimenti e occupazione, con un numero di lavoratori in aumento più rapidamente rispetto al resto d’Italia.

Restano però criticità strutturali importanti: il rallentamento dell’export, il divario nel tasso di occupazione rispetto alla media nazionale, la limitata presenza di imprese estere e i ritardi nell’attuazione delle politiche di coesione continuano infatti a frenare il pieno sviluppo dell’area.

La Zes come leva per nuovi investimenti

Secondo lo studio, la Zes Unica ha già prodotto risultati concreti. Le autorizzazioni rilasciate hanno attivato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e creato circa 25 mila nuovi posti di lavoro, con una quota significativa destinata alla realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi piuttosto che al semplice ampliamento di attività già esistenti.

I comparti che stanno beneficiando maggiormente dello strumento sono agroalimentare, automotive, moda, elettronica, turismo e manifattura, mentre rimane ancora limitata la presenza di investimenti nei settori a più elevato contenuto tecnologico.

L’obiettivo di Zes 2.0 è quello di compiere un ulteriore salto di qualità: rendere il Mezzogiorno una piattaforma industriale e logistica al centro delle rotte del Mediterraneo, capace di attrarre capitali internazionali e rafforzare le filiere produttive nazionali. Un progetto per trasformare la Zes da misura straordinaria a leva strutturale della politica industriale italiana.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...